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Xylella fastidiosa: il Protocollo Scortichini sulle piante d’olivo affette dal batterio funziona. Il Protocollo si basa sulla convivenza della pianta con il batterio.

Negli scorsi giorni il nostro magazine ha ospitato una querelle sempre accesa sulla xylella fastidiosa e sulla sua cura. Semplificando, vi sono da un lato i sostenitori dell’impossibilità, allo stato della scienza e della pratica, di curare le piante affette dal batterio patogeno, con la conseguenza che sarebbe meglio sostituire quelle, almeno le più profondamente malate, (ricorrendo del caso anche all’eradicazione) con nuove piante appartenenti a cultivar resistenti alla xylella, ovvero praticare esperimenti di “innesti” favorevoli, dall’altro altri, che sostengono ed applicano per lo più il c.d. Protocollo Scortichini, che non ricorrono ad eradicazioni e sostituzioni delle piante malate, ma le trattano con una somministrazione mensile mediante nebulizzazione della chioma, nel periodo primaverile inizio autunno, di un prodotto – ufficialmente autorizzato come fertilizzante fogliare – a base di zinco-rame- acido citrico, oltre alla rimozione meccanica delle erbe infestanti in inverno e primavera per ridurre il numero di uova e per il contenimento delle forme giovanili del vettore ed a potature leggere dell’albero con cadenze di uno-due anni.

Di riscontri ve ne sono stati e ve ne sono anche ora in termini di mantenimento della produttività e di riduzione della carica batterica nelle piante di olivo. In buona sostanza, il Protocollo messo in atto dagli studiosi del Crea – Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria – diretto dal professor Marco Scortichini, si fonda sulla convivenza della pianta con la malattia, convivenza accompagnata dai descritti trattamenti, malattia che permane nella pianta ma si riduce di intensità, consentendo all’ulivo di fogliare e financo di produrre nuovi frutti utili alla produzione d’olio.

Una relazione di qualche tempo fa di Crea ha messo in evidenza come si verifichi una “consistente riduzione di Xylella fastidiosa nelle piante di olivo trattate per più anni consecutivamente”. Sono state prese in esame piante di olivo – cultivar Cellina di Nardò coltivate a Cannole (Lecce). Le piante testimoni (non sottoposte a nessun tipo di trattamento) presentavano, nell’ottobre 2018, una concentrazione negli estratti fogliari di circa 6 milioni di unità formanti colonie per millilitro del patogeno, parametro ottenuto mediante Pcr quantitativa. Le piante trattate e alle quali viene applicato il protocollo già da 4 anni consecutivamente, già presentano a fine 2018 una concentrazione del batterio molto più bassa del testimone, che, nel corso del 2019, scende fino a circa 300 unità formanti colonie nel luglio, per poi risalire a circa 3.000 unità nell’ottobre sempre di quell’anno (Xylella, il Protocollo Scortichini alla Conferenza Internazionale sui Batteri Patogeni delle Piante, Agronotizie).

Un andamento simile della concentrazione di Xylella fastidiosa si è osservato, sempre in agro di Cannole, su piante di olivo di Ogliarola Salentina. Da notare che tutte le piante testimoni limitrofe sono morte nel corso del 2019. L’esperimento è stato ripetuto in agro di Galatone (Lecce) con il medesimo metodo e con risultati confrontabili su piante di olivo di cultivar Leccino, Cellina di Nardò e Ogliarola Salentina e sempre nel biennio 2018-2019. In questo ultimo caso l’andamento della concentrazione del batterio resta decrescente anche nell’ultimo mese di prelievo, l’ottobre 2019, che vede una ulteriore riduzione della carica batterica rispetto ai mesi precedenti. Tutte le cultivar trattate hanno mostrato valori di carica batterica nelle foglie molto simili tra di loro. In entrambe le sperimentazioni si sono ottenute rese produttive tra i 20 e 22 chilogrammi di olive ad albero, con una produzione rapportata all’ettaro di circa 30 quintali.

“Questi valori della concentrazione del batterio – ha spiegato ad AgroNotizie Marco Scortichini – fanno la differenza, perché piante trattate con il Protocollo e con concentrazioni di poche migliaia o poche centinaia di unità formanti colonie riescono a vivere e ad essere produttive, non sono piante guarite o risanate, presentano il patogeno, ma la batteriosi viene tenuta sotto controllo e consente all’albero di produrre. Al contrario quelle non trattate, presentano milioni di unità formanti colonie e sono in tutta evidenza piante con la batteriosi fuori controllo, destinate a diventare prima improduttive e poi a morire”.

Al Protocollo Scortichini aderiscono un centinaio di “comunità resilienti”.

Negli scorsi giorni, anche su queste pagine, Crocifisso Aloisi aveva documentato, anche con materiale fotografico, la presenza di piante “rigenerate”, pur se affette da xylella fastidiosa, in agro di Galatone.

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