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M5S e ASSEMBLEA COSTITUENTE

Carlo Seclì

M5S e ASSEMBLEA COSTITUENTE

Il 20 agosto scorso il presidente del M5S Giuseppe Conte ha annunciato l’apertura della prima fase della tanto attesa Assemblea Costituente, volta a riformare e dunque ridare slancio al Movimento 5 Stelle, reduce del deludente 9,99% alle elezioni Europee dell’8-9 giugno 2024.

Tale processo si è articolato in tre fasi: la prima è stata quella di presentazione delle proposte da parte dei vari gruppi territoriali, poi discusse e raggruppate in 20 aree tematiche ad opera di una commissione di 300 iscritti, per essere infine selezionate e sottoposte all’approvazione durante l’evento finale, che si terrà il 23 e 24 novembre al Palazzo dei Congressi a Roma. Si tratta a tutti gli effetti di un grandissimo esperimento di democrazia partecipata, mai attuato da altre forze politiche nella storia della “seconda repubblica” , a cui hanno dato il proprio contributo tutti gli iscritti e i simpatizzanti, coinvolgendo anche i membri minorenni, attraverso una parallela apposita commissione. Tuttavia questo processo ha fatto riemergere una importante “diversità” interna, trasformandola in una frattura profonda.La differente prospettiva e il diverso ideale del Movimento che contrappone fin dal 2021 Grillo e Conte, rispettivamente gli attuali Garante e Presidente. Il primo, negli ultimi mesi, tuona contro Conte, reo di volere un rinnovamento dell’ormai debole ma scomodo M5S e di aspirare ad un più definito inquadramento della forza politica nell’attuale panorama politico italiano, tramite la sua possibile collocazione nell’area progressista ed eventualmente superando il vincolo dei due mandati grazie a delle deroghe. I continui messaggi del Garante, che lamenta un tradimento degli ideali originari del Movimento da parte del Presidente, sfoderano quasi la stessa grinta portata nelle piazze ai tempi dei V-Day.

La situazione è diventata incandescente poche settimane fa, quando Beppe Grillo ha invocato il proprio diritto all’estinzione del M5S, in quanto suo fondatore e Garante, specificando con ironia che Conte può essere libero di fondare un proprio partito tradizionale “dai 22 mandati”.

Premettendo che l’Assemblea Costituente è un processo di partecipazione democratica della comunità degli iscritti, appare necessario precisare alcuni punti assai discutibili su Beppe Grillo. Questi infatti, dopo aver sfoderato il suo asso nella manica Luigi Di Maio per le elezioni parlamentari del 2018, si è progressivamente ritirato dalle scene politiche, fino a che nel febbraio 2021,in piena pandemia, non si è formato il governo tecnico di Mario Draghi, fortemente voluto da Renzi e dalla destra per impedire a Conte di gestire i miliardi del PNRR. Non è nemmeno trascurabile l’incontro di Grillo con Draghi a Palazzo Chigi nel 2022, durante il quale l’ex premier chiese all’ex comico di tenere a bada Conte e di ammorbidire le sue posizioni, soprattutto dopo che questi aveva presentato all’Esecutivo tecnico i suoi 9 punti programmatici per rinnovare la fiducia a Draghi. Doveroso, da ultimo, ricordare la sua astensione alle elezioni europee scorse e alle recenti elezioni regionali anticipate in Liguria, dopo 3 mesi dalle dimissioni dell’ex governatore Toti, condannato con patteggiamento per corruzione. In occasione di queste ultime, però, non ha potuto fare a meno di partecipare alla serata conclusiva della campagna elettorale di Marco Bucci, l’attuale Presidente della Liguria, amico ed erede di Toti.

Entrando nel merito delle contestazioni di Grillo, il vincolo del doppio mandato parlamentare è sostenuto ed è stato ribadito da Conte stesso, come garanzia affinché la politica non diventi un posto di lavoro a tempo indeterminato, ma allo stesso tempo necessita di deroghe accettabili che consentano, alla luce di due mandati particolarmente meritevoli, una proroga per un terzo incarico istituzionale o la possibilità di candidatura presso enti locali, come sindaco o presidente di Regione. Si tratta di giusti “compromessi” regolamentari che modificherebbero il Codice etico del Movimento, volti soprattutto a fare in modo che un parlamentare uscente possa continuare a operare per il bene comune dei cittadini ai vari livelli locali, assumendosi dunque responsabilità dirette per le proprie scelte governative e continuando a rappresentare una figura valida e attiva per il proprio partito. Inoltre, il nome e il simbolo del M5S, tanto rivendicati da Grillo, possono essere modificati dalla comunità pentastellata intera proprio in ragione della nuova direzione politica che sceglierà, ovviamente nell’area del progressismo, in ragione delle storiche battaglie intraprese su equità sociale e diritti civili.

Grillo e i suoi “Figli delle Stelle”, riunitisi nell’omonimo gruppo informale, pretendono di continuare sulla scia del “movimentismo” non schierato, nonostante le puntuali risposte alle accuse di “integralismo”, ignorando che ogni movimento rivoluzionario della storia abbia poi assunto le caratteristiche di un vero e proprio partito politico, dopo aver inciso positivamente sulla vita dei cittadini, in virtù dell’avvenuto cambiamento.

La Assemblea Costituente è sempre più vicina e, mentre gli iscritti al M5S possono intervenire con propri interventi circa le varie aree tematiche su Agorà, una piattaforma di confronto diretto preparatoria all’evento finale, il centrodestra si prepara ad avere un rivale rinvigorito, da sempre mal digerito, che possa frenare il protagonismo alla Kamala Harris maniera del PD.

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