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Eppur si muove

Franco Romanò

Riportiamo con piacere un contributo di Franco Romanò, dal suo blog, che ci è stato segnalato dall’autore stesso. Una lucida disamina della rielezione di Trump e del suo ruolo a livello internazionale. L’ articolo introduce anche un contributo di Lucio Caracciolo.

EPPUR SI MUOVE

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Premessa

La vittoria di Trump viene da lontano e se non ci fosse stato di mezzo il Covid e alcuni errori macroscopici di gestione durante il primo anno specialmente, Trump avrebbe stravinto anche le elezioni del 2020. Il dibattito successivo a queste ultime elezioni, tranne pochi interventi e uno in particolare di Lucio Caracciolo che pubblicherò per intero alla fine di questa premessa, è invece piuttosto deludente. La maggioranza dei commenti, infatti, oscilla ancora fra lo stupore e addirittura un eccesso di aspettative, quasi sempre derivanti da una constatazione: Trump si muove e al suo fianco ha un tarantolato che si muove anche più di lui. Il movimento produce sempre qualcosa, anche quando è un girare a vuoto che suscita solo vento, ma è addirittura un uragano se lo si paragona alla mortale immobilità dei democratici statunitensi e di quelli di qui. Il movimento congiunto Trump-Musk, qualcosa però ha già prodotto: il panico nei governi europei – chi più chi meno – e nelle istituzioni europee, come si evince dalle difficoltà nel varare la nuova commissione. Il caso più eclatante è la Germania. Scholz è riuscito nel giro di due giorni a licenziare il ministro delle finanze tedesche, reo di avere difeso l’austerità assoluta, quando una settimana prima, Scholz medesimo aveva bocciato il piano Draghi che proponeva il debito comune e la continuazione del percorso iniziato con il piano Next generation varato durante la pandemia: inevitabile a quel punto la corsa verso elezioni anticipate. La cosa più stupefacente però è l’improvviso movimento accelerato di Scholz, apparso per i due anni precedenti anche da molti esponenti del suo partito, un uomo cui non veniva attribuita alcuna dichiarazione e uno stato esistenziale prossimo al letargo. Trasformatosi in tarantolato nel giro di una settimana, nei giorni scorsi il nuovo colpo di scena: la telefonata di un’ora – addirittura un’ora! – con Putin. Questi i primi effetti dell’elezione di Trump: siamo solo agli inizi e altre ne vedremo quando finalmente tutta la squadra di governo sarà allestita, ma forse tornare a parlare della sua elezione e domandarsi da dove viene è forse più utile. L’intervento di Lucio Caracciolo, pubblicato sulla rivista Il comunista e ripreso da Sinistra in rete, è uno dei più acuti a mio giudizio nel mettere a fuoco le dinamiche del caos sistemico di cui anche Trump è il prodotto. Concludo questa premessa con una osservazione di Ida Dominijanni subito dopo l’esito del voto, perché nella frase e nell’intervista successiva rilasciata da lei a Radiopopolare, sottolinea i pericoli insisti nella presenza di Musk. Questa la frase di Dominijanni:Una resa planetaria al grande capitale riverniciato di futurismo alla Musk.

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