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L’economia (di guerra) russa corre, ma anche inflazione e tassi di interesse

Manuel M Buccarella

Nonostante le sanzioni, l’esclusione dal circuito bancario internazionale Swift, l’embargo Ue a gas e petrolio, la Russia sembra aver ben reagito ai colpi.

Ci si attende infatti una crescita del Pil del 3,9% alla fine del 2024, mentre nei primi nove mesi dell’anno, tra gennaio e settembre 2024, la Russia ha registrato un avanzo di bilancio dello 0,1% del Prodotto interno lordo.

Diciamo che i russi, nonostante l'”operazione militare speciale” in corso oramai da praticamente 1000 giorni, se la passano meglio degli altri europei, quelli che hanno deciso le sanzioni, e degli Stati Uniti, ormai prossimi al default, che invece presentano fondamentali economici di gran lunga peggiori, con una Germania in recessione e gli altri partner con una crescita modesta.

L’avanzo di bilancio dei primi nove mesi dell’anno è dovuto soprattutto alle entrate generate da petrolio e gas (+49,4% rispetto allo stesso periodo del 2023) e al loro andamento dei prezzi, aumentati. Il ministero delle Finanze si aspetta un ulteriore incremento di ricavi da prodotti energetici nei prossimi mesi, comunicando che fin qui i ricavi non energetici sono aumentati del 26,9% rispetto allo scorso anno.

La Federazione Russa è il paese più grande del mondo ed in quanto tale dispone di grandi risorse naturali, ma è pur vero che ingenti risorse finanziarie vengono destinate alla guerra. Per il 2025 il 30% del bilancio statale sarà dedicato all’Ucraina. Una quota sempre crescente. I buoni, ottimi numeri dell’economia russa si basano proprio sul fatto di essere un’economia di guerra, con il grosso delle dinamiche concentrate sulla produzione bellica e sulla circolazione di moneta nei pagamenti delle commesse in armamenti e del soldo ai militari direttamente dallo Stato.

Eppure l’inflazione è ormai al 9%, tanto che di recente la Banca centrale ha deciso di aumentare il tasso d’interesse dal 19 al 21%. Il costo del denaro copre oltre il 20% dell’imposto di un prestito. “L’inflazione”, ha spiegato la stessa banca centrale, “è notevolmente superiore alle previsioni di luglio. Le aspettative sui prezzi continuano ad aumentare. La crescita della domanda interna sta superando in modo significativo le capacità di espansione dell’offerta di beni e servizi e a questo punto è necessario un ulteriore inasprimento della politica monetaria per garantire il ritorno dell’inflazione all’obiettivo e ridurre le aspettative di inflazione”.La stessa presidente della Banca Centrale Russa Nabiullina ha affermato che si prevede che l’inflazione salirà ancora (ora è all’8,8%), e che per questo la vigilanza bancaria raddoppierà l’obiettivo del 4%. Si annunciano dunque nuove strette monetarie. Da un lato dunque la domanda interna si espande per merito delle famiglie legate alla guerra, dall’altro però l’eccessiva crescita della stessa non consente all’offerta di stare al passo.

Pare comunque che le sanzioni mordano fino ad un certo punto: d’altronde con l’ampliamento del bacino collegato ai Brics e con la nuova collaborazione bancaria e finanziaria con l’Iran, che va gradualmente sostituendo la Cina (timorosa di incappare nelle sanzioni Usa), la Russia si sta ricollocando.

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