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La Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha adottato un provvedimento che prevede sanzioni contro i funzionari della Corte Penale Internazionale (CPI). Questo atto è stato motivato dalla decisione della CPI di emettere un mandato d’arresto nei confronti del premier israeliano Benjamin Netanyahu per i crimini di guerra e contro l’umanità commessi dalle forze armate israeliane nella Striscia di Gaza.
L’adozione dell’inconcepibile provvedimento la dice lunga sul livello di penetrazione della lobby d’affari bellica e delle lobbies ebraiche nelle istituzioni a stelle e strisce. E sì, perché i primi fornitori di armi, in specie di quelle bombe pesantissime lanciate su Gaza, sono proprio gli americani (gli italiani per terzi ndr). Israele e Stati Uniti sono alleati fortissimi, si sa.
La CPI, istituita per perseguire crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidi, si trova ora sotto attacco da parte di una delle principali potenze mondiali, che ne contesta apertamente l’autorità. La misura adottata dalla Camera USA rappresenta un pericoloso precedente. Le sanzioni annunciate dagli USA possono avere un effetto intimidatorio non solo sui funzionari della CPI, ma anche sulle vittime e sui testimoni che cercano giustizia.
Il mancato riconoscimento della CPI da parte degli Stati Uniti d’America, e non solo da parte degli Usa, si fonda sulla preoccupazione che i propri cittadini, in particolare membri delle forze armate, possano essere perseguiti da un tribunale internazionale per i non pochi crimini di guerra e delitti contro l’umanità perpetrati, come in Iraq, per esempio, e resi noti all’opinione pubblica internazionale in particolare da Julian Assange e WikiLeaks.
