Luciano Graziuso
Se qualcuno ingenuamente pensava che i Palestinesi, dopo l’accordo firmato da Israele e Hamas per un temporaneo cessate il fuoco a Gaza, avrebbero trovato finalmente un po’ di pace e tranquillità, purtroppo si sbagliava di grosso: lo stato ebraico infatti, guidato dal premier Netanyahu (recentemente dichiarato “criminale di guerra” dalla Corte Penale Internazionale), a quanto pare non riesce proprio a stare nemmeno per un minuto con le mani in mano e, non potendo più bombardare la Striscia a causa della tregua firmata di recente, ha deciso di intensificare le sue “attenzioni” sulla Cisgiordania, occupata illecitamente da decenni e comunque sempre tormentata dalle più abiette violenze e prepotenze delle forze israeliane di occupazione. Due settimane fa, infatti, ha avuto il via quella che con un eufemismo accettato da tutto il sistema di “informazione” nostrano è definita “operazione Muro di ferro”.
C’è un famoso detto che recita “Scegli un lavoro che ti piace e non lavorerai nemmeno un giorno in vita tua”: sfortunatamente, ormai è sempre più sotto gli occhi di tutti, eccetto di chi è in malafede oppure si rifiuta cocciutamente di accettare questa triste realtà, il fatto che Israele abbia scelto come propria “occupazione” la pulizia etnica del popolo palestinese. Fin dagli anni Cinquanta del secolo scorso, infatti, lo stato ebraico non ha perso nessuna occasione per espandersi illegalmente ai danni dei propri “vicini” e per compiere immani stragi, non rispettando centinaia di risoluzioni ONU e soprattutto i più basilari principi di convivenza pacifica e di umanità; inoltre, dal famigerato 7 ottobre 2023 in poi, ha intensificato esponenzialmente la sua “attività”, avendo come fine l’annientamento di Hamas e la completa distruzione della Striscia (“Non sarà più come prima” aveva affermato Netanyahu). Ultimamente tuttavia si era trovato un po’ in difficoltà poiché, avendo firmato la tregua, aveva dovuto necessariamente interrompere i massacri che stava perpetrando a Gaza. Ad un certo punto però gli è giunta in soccorso un’altra massima, vale a dire “Dove i perdenti cercano colpevoli, i vincenti cercano soluzioni”; il premier perciò non ha badato a chi gli contestava aspramente l’aver siglato questa intesa (alcuni deputati del suo governo, addirittura rassegnando le proprie dimissioni), ma ha lavorato alacremente per trovare la “scappatoia” che gli consentisse di portare avanti il suo piano senza intoppi: spostare lo scontro sanguinoso dalla Striscia di Gaza in Cisgiordania, per quanto, come abbiamo già detto, quest’ultima non fosse mai stata lasciata in pace nemmeno mentre a Gaza si radeva al suolo tutto, come preannunciato e promesso dal leader israeliano. Così da settimane, nell’indifferenza del mondo, di un mondo preso più da altre problematiche e interessi più o meno nobili, nei Territori Occupati si assiste a violenze di ogni tipo verso la popolazione palestinese; anche se le “attenzioni” dell’IDF e dei coloni armati lasciati completamente liberi di agire non sono purtroppo mai mancate, colpisce la ferocia e la mancanza di umanità che si esercitano su chi è in condizione di non potersi difendere adeguatamente; colpisce l’enorme disparità di mezzi.
Perfino il leader dell’ANP Abu Mazen, di solito piuttosto moderato, si è rivolto all’ONU per denunciare una “pulizia etnica in Cisgiordania, perpetrata da Israele grazie all’aiuto degli Stati Uniti”. Proprio stamane l’esercito israeliano ha raso al suolo 120 edifici nel campo profughi di Jenin, tra i quali anche un ospedale, uccidendo tre medici e due infermiere; due giorni fa, invece, si era reso responsabile della morte di altre 50 persone!
Ciò che disturba profondamente, oltre alla enorme portata di queste tragedie, è l’osservare il modo in cui il sistema informativo italiano riporta queste notizie: esse vengono infatti, nella maggior parte dei casi, “confinate” in una pagina di Televideo, oppure inserite nelle cosiddette “strisce” che appaiono sullo schermo durante i telegiornali, in mezzo ad una marea di accadimenti molto meno importanti; nelle pochissime occasioni in cui si mostra un servizio, invece, tali fatti vengono semplicemente descritti come “raid” o peggio ancora “operazioni”, evitando volutamente termini più calzanti quali “massacri” o “attacchi terroristici”.Infine, è triste constatare come Israele, pur avendo momentaneamente interrotto i bombardamenti e i massacri a Gaza, non stia comunque rispettando in toto gli accordi siglati con Hamas: continua infatti ininterrottamente ad ostacolare, se non addirittura bloccare, l’arrivo degli aiuti umanitari destinati agli abitanti della Striscia; si sta portando avanti col lavoro nell’attesa che la tregua finisca.
