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Switch, progetto europeo per l’idrogeno verde.

Nuovo progetto europeo per produrre idrogeno verde.

Il progetto in questione si chiama Switch ed è coordinato dall’italiana Fondazione Bruno Kessler. Ha anche vinto l’Hydrogen TCP Award of Excellence 2024, prestigioso premio dell’International Energy Agency per il suo essenziale contributo verso un’economia pulita dell’idrogeno e un futuro più sostenibile.

Switch è il primo sistema al mondo che assicura una fornitura ininterrotta di idrogeno “pulito”. Switch (Smart Ways for In-Situ Totally Integrated and Continuous Multisource Generation of Hydrogen) è una tecnologia pulita, low cost, in grado di garantire una fornitura ininterrotta di idrogeno, indipendentemente dalla disponibilità delle fonti di energie rinnovabili: porta quindi a una potenziale rivoluzione nel modo di produrre e utilizzare l’idrogeno.

Uno dei principi chiave del Green Deal Ue – che pare essere messo in discussione o depotenziato dalla corsa agli armamenti e da una sostanziale economia di guerra – è garantire un approvvigionamento energetico dell’Unione sicuro e conveniente. La generazione di nuovo idrogeno mira a sostenere la crescita di sistemi energetici puliti e a basse emissioni di carbonio.

Tuttavia oggi la grande maggioranza di idrogeno viene prodotta da gas naturale e da petrolio, con la conseguente coproduzione di anidride carbonica. L’idrogeno rimanente viene generato tramite elettrolisi, sebbene la maggior parte di questa produzione si basi su fonti non rinnovabili. In pratica, si produce energia pulita usando energia inquinante.

Switch, finanziato dalla Clean Hydrogen Partnership e sostenuto dal programma di ricerca e innovazione Horizon 2020, vede la partecipazione di sette partner europei: Fondazione Bruno Kessler, a capo del progetto, Dlr-Centro Aerospaziale Tedesco, Epfl-Ècole polytechnique fédérale di Losanna, le aziende europee HyGear e Solyd Era, la società di consulenza Sweco e la multinazionale Shell.

Di fatto, il suo potenziale rivoluzionario sta nel fatto che supera i metodi tradizionali di produzione di idrogeno verde, sia in termini di efficienza che di economicità, e, anche, di rispetto dell’ambiente.

Switch è progettato per le stazioni di rifornimento, per la mobilità di auto a idrogeno e altri veicoli, per le aziende interessate a decarbonizzare i propri processi assicurandone la continuità e per tutti quei settori che necessitano di un approvvigionamento di idrogeno sostenibile e sicuro.

Come funziona questa tecnologia? Si tratta di una cella reversibile a ossido solido, in grado di funzionare sia come elettrolizzatore sia come pila a combustibile.

In modalità “elettrolisi”, Switch utilizza l’elettricità prodotta da fonti rinnovabili per generare idrogeno verde, scindendo l’acqua in idrogeno, appunto, e ossigeno.Quando invece non ha a disposizione la fonte rinnovabile, il sistema, alimentato da gas naturale o biometano, inverte il ciclo in modalità “pila a combustibile”, modalità in cui il gas in entrata viene trasformato in idrogeno, generando anche elettricità e calore, con una bassa emissione di CO2. In questo modo, è possibile ottenere una costante fornitura di idrogeno “pulito”. In quest’ultimo caso forse sarebbe più corretto parlare di idrogeno blu o di un misto idrogeno blu/verde.

Classificazione dell’idrogeno

Ad oggi, l’ idrogeno verde è la “tipologia” più sostenibile dal punto di vista ambientale. L’ idrogeno, a seconda del suo impatto ambientale, conosce diversi colori.

L’idrogeno verde si produce attraverso l’elettrolisi dell’acqua.Questa tecnica permette di scindere, tramite l’elettricità, le molecole d’acqua in ossigeno (O) e idrogeno (H2).Per ottenere questa classificazione, tuttavia, l’energia elettrica deve essere fornita esclusivamente da impianti rinnovabili, come, ad esempio, quelli idroelettrici, solari o fotovoltaici.

L’idrogeno viola, invece, viene estratto dall’acqua attraverso l’elettrolisi.In questo caso, però, la corrente elettrica non viene fornita da impianti rinnovabili, ma è prodotta da una centrale nucleare.Di conseguenza, sebbene ci siano poche emissioni di carbonio, non si possono escludere altri impatti ambientali come la produzione di scorie nucleari radioattive.

L’idrogeno bianco, quello per definizione pulito, è generato nelle profondità del pianeta da un processo geochimico naturale e per utilizzarlo bisogna estrarlo.Il suo processo di estrazione comprende diverse fasi:la prospezione e la selezione dei siti, la perforazione della crosta terrestre, l’estrazione e la separazione dei prodotti. Anche la produzione di idrogeno bianco crea poche emissioni di carbonio, ma, esattamente come l’idrogeno viola, potrebbe causare altri impatti ambientali.

Il termine idrogeno blu indica la molecola di idrogeno che viene estratta dalle fonti fossili come il metano.In questo caso, la tecnica di estrazione è lo steam reforming, ovvero un processo che utilizza il vapore per separare le molecole di idrogeno dal gas naturale, con successiva cattura delle emissioni di carbonio generate.Per questo motivo, spesso l’idrogeno blu viene definito low carbon, ossia a basse emissioni di carbonio.Va ricordato, però, che le soluzioni esistenti catturano solo il 90% della CO2 e che l’estrazione del gas naturale comporta sempre della perdite di molecole in atmosfera.

Fonti : Quifinanza.it, Simplifhy.com

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