Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione, ha presentato negli scorsi giorni il rapporto sulla crescita della spesa sanitaria privata in Italia.
Gli italiani aumentano i pagamenti “out of pocket” mentre diminuisce il personale e crescono le differenze sociali.
Un divario della spesa sanitaria pubblica pro capite di € 889 rispetto alla media dei paesi OCSE membri dell’Unione Europea, con un gap complessivo che sfiora i € 52,4 miliardi; la crisi motivazionale del personale che abbandona il SSN; il boom della spesa a carico delle famiglie (+10,3%); quasi 4,5 milioni di persone che nel 2023 hanno rinunciato alle cure, di cui 2,5 milioni per motivi economici; le inaccettabili diseguaglianze regionali e territoriali; la migrazione sanitaria e i disagi quotidiani sui tempi di attesa e sui pronto soccorso affollati.
Un’analisi partita dallo stato di salute del Sistema sanitario pubblico.
«La tenuta del SSN è prossima al punto di non ritorno – ha commentato Cartabellotta – i princìpi fondanti di universalismo, equità e uguaglianza sono stati ormai traditi e che si sta lentamente sgretolando il diritto costituzionale alla tutela della salute, in particolare per le fasce socio-economiche più deboli, gli anziani e i fragili, chi vive nel Mezzogiorno e nelle aree interne e disagiate».
Il definanziamento cronico del SSN
Negli ultimi 15 anni, tutti i governi hanno progressivamente ridotto il finanziamento della sanità pubblica, considerandola un costo da tagliare piuttosto che un investimento strategico. Dal 2010 al 2024, il Fabbisogno Sanitario Nazionale è aumentato di soli 28,4 miliardi di euro, ma gran parte delle risorse aggiuntive sono state assorbite dalla pandemia e dall’aumento dei costi energetici.
Le previsioni per il futuro indicano un ulteriore calo del rapporto spesa sanitaria/PIL, confermando la tendenza al sottofinanziamento. A fronte di una crescita media annua del PIL nominale del 2,8%, nel triennio 2025-2027 nel Piano Strutturale di Bilancio il rapporto spesa sanitaria/PIL si riduce dal 6,3% nel 2024-2025 al 6,2% nel 2026-2027.
La crescente pressione economica sulle famiglie
Nel 2023 l’aumento della spesa sanitaria (+€ 4.286 milioni) è stato sostenuto interamente dai cittadini come spesa diretta (+€ 3.806 milioni) o tramite fondi sanitari e assicurazioni (+€ 553 milioni): la spesa delle famiglie è cresciuta del 10,3% in un solo anno. L’accesso alle cure è sempre più legato alla capacità economica, con 4,5 milioni di persone che hanno rinunciato a visite o esami per motivi economici.
Il crollo della spesa per la prevenzione.
Nel 2023 i fondi per la prevenzione delle malattie sono stati ridotti di quasi il 19%, aggravando ulteriormente la fragilità del sistema. Rispetto al 2022, lo scorso anno la spesa per i “Servizi per la prevenzione delle malattie” si è ridotta di ben € 1.933 milioni (-18,6%).La prevenzione, sebbene essenziale per la sostenibilità sanitaria a lungo termine, continua a essere penalizzata dalle scelte di bilancio.
Il SSN sta affrontando una crisi senza precedenti nel reclutamento e nella gestione del personale sanitario. L’abbandono del servizio pubblico è in costante crescita: tra il 2019 e il 2022 si sono persi oltre 11.000 medici e nel solo primo semestre del 2023 altri 2.500 hanno lasciato il SSN. Anche il personale infermieristico è gravemente insufficiente, con un numero di iscrizioni in calo e un rapporto infermieri/medici tra i più bassi d’Europa.
Con 6,5 infermieri ogni 1.000 abitanti, l’Italia è ben al di sotto della media OCSE (9,8), collocandosi tra i paesi europei con il più basso rapporto infermieri/medici (1,5 a fronte di una media europea di 2,4). Inoltre, nel 2022 i laureati in Scienze Infermieristiche sono stati appena 16,4 per 100.000 abitanti, rispetto ad una media OCSE di 44,9, lasciando l’Italia in coda alla classifica prima solo del Lussemburgo e della Colombia.
Livelli Essenziali di Assistenza e divario Nord-Sud
Solo 13 Regioni su 20 rispettano gli standard minimi di assistenza sanitaria, con un divario crescente tra Nord e Sud. Le Regioni meridionali, già in difficoltà, rischiano di essere ulteriormente penalizzate dalla legge sull’autonomia differenziata, che potrebbe amplificare le disuguaglianze nell’accesso alle cure.
Il Piano di Rilancio del SSN: una nuova prospettiva
La Fondazione GIMBE ha elaborato un piano di rilancio in 13 punti per salvare il SSN, basato sull’articolo 32 della Costituzione e sui principi di universalismo, equità e uguaglianza. Per attuare questo programma è necessario un nuovo patto politico e sociale, che superi le divisioni ideologiche e riconosca la sanità pubblica come un pilastro della democrazia e dello sviluppo economico del Paese.
Il futuro del SSN e il ruolo dei cittadini
La perdita del SSN non compromette solo la salute della popolazione, ma mina anche la dignità e le opportunità individuali. È fondamentale che cittadini e operatori sanitari diventino consapevoli del valore del sistema pubblico, contribuendo alla sua difesa e al suo rilancio attraverso un impegno collettivo e politiche lungimiranti.
Si riduce la spesa sanitaria , aumenta quella in armamenti
Intanto, mentre la sanità ed i relativi investimenti languono, la spesa militare negli ultimi 10 anni, cioè dal 2014 al 2023, è aumentata da 28 a 35 miliardi di dollari, pari al +20%. I posti letto per 1000 abitanti in Italia sono scesi dai 3.30 del 2013 ai 3.10 (-6%). La spesa sanitaria per redditi da lavoro dipendente è scesa dal 32.3% del 2012 al 30.6% del 2023 (percentuale su totale della spesa sanitaria).
Con i venti di guerra, i proclami e gli inviti a portarla dall’ attuale 1.7% del Pil italiano al 2%, come richiesto dagli accordi in sede Nato, è di tutta evidenza di come la ricchezza, quella che rimane disponibile, del Paese, andrà sempre più a beneficio delle spese militari. E se è vero come è vero che è intenzione della Commissione Europea, parole della von der Leyen, di lasciar fuori dai vincoli di bilancio le spese militari, la frittata per il paese, la sanità e l’istruzione è davvero fatta!
