Manuel M Buccarella
La guerra in Ucraina è ancora in corso, dopo tre anni. Il presidente Trump tenta di chiuderla, a modo suo e con i suoi modi ed interessi da businessman, aprendo alla Russia di Putin e trovando resistenze da parte di Zelensky, incontrato sabato scorso a Washington, e da parte di alcuni Paesi europei (soprattutto Inghilterra e Francia) e della Commissione Ue.
Proprio ieri, domenica, si è tenuto un importante vertice a Londra ove la von der Leyen, soffiando sul fuoco del pericolo russo per la serenità dell’intero Vecchio Continente, ha rilanciato l’idea di un riarmo europeo massiccio ed urgente, qualcosa come 500 miliardi. Si parla anche di una Banca del Riarmo da 300 miliardi di euro.
“Dobbiamo urgentemente riarmare l’Europa. E per questo presenteremo un piano completo per il riarmo dell’Europa il 6 marzo, quando avremo il nostro Consiglio europeo dei leader”. Lo ha dichiarato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, al termine del summit di Londra sull’Ucraina.”Una cosa è certa: dobbiamo aumentare la difesa, dobbiamo assolutamente aumentare significativamente la spesa per la difesa e per questo abbiamo bisogno di un piano chiaro nell’Unione europea da parte degli Stati membri e per le aree comuni dell’Europa, come ad esempio la difesa dello spazio aereo europeo, ma abbiamo anche bisogno di più spazio di bilancio per la difesa”, ha aggiunto. La von der Leyen ha proposto inoltre di apporre una clausola di salvaguardia per la spesa militare nei bilanci degli Stati. Insomma armi a go go senza vincoli di bilancio. Così anche paesi fortemente indebitati come l’Italia potranno aumentare la spesa militare, teoricamente senza limiti, come se ciò non costituisse debito. Ovviamente ne soffriranno altre importanti voci di bilancio ed è facile pensare che saranno soprattutto sanità ed istruzione.
Raggiungere la “pace attraverso la forza” è diventato il nuovo mantra dell’Unione europea. O almeno, così appare dalla bozza di conclusioni in vista del Consiglio Ue straordinario del 6 marzo nel quale si punta a stilare un piano per il riarmo e lo sviluppo della Difesa europea tarato anche sul futuro sostegno alla causa ucraina. Si arriva infine ad invitare la Commissione “a proporre fonti di finanziamento aggiuntive per la Difesa a livello Ue, anche mediante una flessibilità aggiuntiva nell’uso dei fondi strutturali, e a presentare rapidamente proposte pertinenti”. Ciò significa reindirizzare parte dei soldi destinati alla crescita economica, occupazionale e allo sviluppo degli Stati membri e delle loro regioni per acquistare armi.
La sensazione è che almeno alcune big nations europee non vogliano rassegnarsi alla fine della guerra e soprattutto ad una soluzione che ricalchi il verdetto attuale del campo di battaglia, con un vicino così scomodo come la Federazione Russa ed il suo padre padrone Vladimir Putin, in particolare per i Paesi confinanti ex Urss e Patto di Varsavia. l’Europa vista ieri a Londra appare tuttavia piuttosto divisa, tanto da non aver prodotto alcun documento ufficiale ed unitario, visto che comunque Macron e Starmer è vero che hanno parlato di una tregua di un mese presidiata da 30mila truppe prestate da Stati volenterosi, ma hanno comunque chiesto una mano concreta agli Stati Uniti, che sembrano invece imboccare la strada del disimpegno.
Quel che è vero è che allo stato la Russia spende in armi tre volte meno dell’Europa, come scrive eminentemente Alessandro Marescotti di PeaceLink nell’articolo “I numeri reali dicono che l’UE spende 3 volte la Russia“
