Manuel M Buccarella
Le elezioni parlamentari tenutesi ieri in Groenlandia hanno portato a un significativo cambiamento nel panorama politico dell’isola. Il partito Demokraatit, di orientamento liberale e favorevole a un’indipendenza graduale dalla Danimarca, ha ottenuto una vittoria sorprendente con il 29,9% dei voti, triplicando il numero dei suoi seggi nel parlamento groenlandese, l’Inatsisartut. Il partito Naleraq, che promuove invece una rapida separazione dalla Danimarca, ha ottenuto il 24,5% dei voti, raddoppiando i suoi seggi e diventando la seconda forza politica dell’isola.
Sono usciti sconfitti dalle consultazioni i partiti storici di sinistra che hanno governato la Groenlandia negli ultimi decenni: gli ambientalisti di sinistra di Inuit Ataqatigiit sono passati al 21 (-15 % rispetto al 2021) e i socialdemocratici di Siumut al 15% (-14%). Inuit Ataqatigiit (IA) e Siumut hanno subito una significativa sconfitta, segnando una delle loro peggiori performance elettorali.
L’affluenza alle urne è stata alta, con una partecipazione particolarmente elevata nella capitale Nuuk, dove l’orario di votazione è stato esteso per permettere a più cittadini di esprimere il proprio voto.
La Groenlandia ha appena 57mila abitanti ed è una contea autonoma del Regno di Danimarca, distesa sterminata nei ghiacci artici. La contea, ove prevalente è la presenza dei nativi inuit, ha ampie autonomie e dal 1979 con referendum popolare si è staccata dall’Unione Europea.La Danimarca mantiene ancora il controllo su finanze, politica estera e difesa militare e provvede a un sussidio annuale di quasi un miliardo di euro, corrispondente al 30% del Pil.
I risultati elettorali riflettono un cambiamento nelle priorità degli elettori groenlandesi, con una crescente attenzione verso l’indipendenza e le relazioni internazionali, in particolare alla luce dell’interesse smodato mostrato dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, per l’isola.
La vittoria di Demokraatit e l’ascesa di Naleraq indicano un desiderio di rivedere le politiche interne ed esterne della Groenlandia, con un occhio verso una maggiore autonomia e una gestione più assertiva delle risorse naturali e delle relazioni geopolitiche. Il graduale scioglimento dei ghiacci renderà man mano più semplice procedere ad uno sfruttamento delle ingenti risorse naturali dell’isola (le terre rare sono praticamente sotto il controllo dei cinesi), che i groenlandesi rappresentati dai partiti vittoriosi vorrebbero far propri, in modo da essere indipendenti dalla Danimarca (come dagli Usa).
Il leader di Demokraatit, Jens-Frederik Nielsen, ha espresso sorpresa e soddisfazione per i risultati, sottolineando l’importanza di lavorare verso l’indipendenza, ma con un approccio graduale e sostenibile. Con nessun partito che ha ottenuto la maggioranza assoluta dei 31 seggi dell’Inatsisartut, saranno necessarie negoziazioni per formare una coalizione di governo. Le discussioni si concentreranno probabilmente su come bilanciare le aspirazioni indipendentiste con le necessità economiche e sociali dell’isola, considerando anche le dinamiche geopolitiche in evoluzione nella regione artica.
Una curiosità: la federazione calcistica della Groenlandia, rifiutata dall’Uefa, ha recentemente fatto richiesta di adesione alla CONCACAF, la confederazione del Nord America. Le isole Fær Øer, che hanno la stessa natura giuridica nel Regno di Danimarca, sono autonome nell’Uefa.
