Luciano Graziuso
ISRAELE RIPRENDE IL GENOCIDIO A GAZA. LO STATO EBRAICO VIOLA LA TREGUA STIPULATA CON HAMAS
Era solo questione di tempo, prima che accadesse ciò che tutti sapevano: il premier israeliano Netanyahu è venuto meno agli accordi stipulati con Hamas ed ha ricominciato la pulizia etnica in Palestina, sterminando altre 404 persone e ferendone 562, finora…
Mahmoud Basal, portavoce della Protezione civile dell’enclave, afferma che nell’attacco dell’IDF sono deceduti “più di 130 bambini e molte donne, incluse intere famiglie”. Ci sembrava strano, infatti, che uno stato dimostratosi nel corso degli anni, a tutti gli effetti, terrorista, guidato da un criminale di guerra, come stabilito dalla CPI, stesse resistendo così tanto prima di riprendere la sua “occupazione” preferita. Netanyahu è riuscito, per un certo lasso di tempo, a “ingannare il tempo”, bombardando un po’ qui e un po’ lì durante l’attesa (in Siria, in Libano ecc.), lasciando mano libera ai feroci pogrom dei coloni in Cisgiordania, ma ad un certo punto tornare a sterminare gli abitanti della Striscia di Gaza è diventato inevitabile alla luce del “rifiuto di Hamas di liberare senza condizioni gli ostaggi”; i tristi risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Per fortuna in Israele non tutti sono sulla sua stessa “lunghezza d’onda” e stanno manifestando disapprovazione, almeno di sicuro i parenti dei prigionieri ancora nelle mani palestinesi.Il premier sionista, per giustificare l’ennesimo insensato, barbaro e vile attacco terroristico ai danni dei civili della Striscia, ha scaricato tutta la responsabilità su Hamas reo, secondo lui, di non aver accettato le proposte dell’inviato americano Witkoff. Il portavoce della fazione nemica, però, lo ha subito smentito con fermezza, affermando che “Hamas è sempre in contatto costante con i mediatori e sta affrontando in modo responsabile e positivo qualsiasi proposta per fermare l’aggressione sionista e togliere l’assedio”.
Si tratta, insomma, della solita abitudine israeliana di capovolgere i fatti e far credere all’opinione pubblica che i “cattivi” siano i palestinesi; strategia che, purtroppo, è facilitata dal sistema informativo in larga parte corrotto esistente in molti Paesi occidentali, anche se, davanti all’evidenza ed alla sempre più cruda realtà, un numero sempre maggiore di persone sta riuscendo a capire con le proprie forze quale sia la verità. L’ONU non ha tardato a farsi sentire, tramite il suo portavoce Thameen Al Kheetan, dichiaratosi “inorridito” dagli attacchi israeliani, aggiungendo che “Israele sta aggiungendo ulteriore miseria ad una popolazione che già soffre di condizioni catastrofiche” ed auspicando “che tutti gli Stati influenti facciano tutto ciò che è in loro potere per raggiungere la pace ed evitare ulteriori sofferenze ai civili”.Tuttavia le speranze che questo genocidio cessi sono purtroppo prossime allo zero, sia perché Israele, dagli anni ‘50 in poi, non ha mai ascoltato nessun discorso proveniente dall’ONU (né tantomeno ha mai messo in pratica qualche sua risoluzione), sia soprattutto perché gli Stati influenti a cui si appella Al Kheetan, cioè quelli che dovrebbero cercare la pace ed evitare altre sofferenze ai palestinesi, sono a tutti gli effetti completamente schierati dalla parte di Netanyahu ed anzi lo supportano nel portare avanti la pulizia etnica. A conferma di quanto appena scritto, la Casa Bianca ha recentemente affermato di essere stata informata da Israele dell’intento di ricominciare a bombardare Gaza e di aver dato il proprio consenso.
Prendiamo atto con tristezza, infine, del silenzio dei leader italiani ed europei che, come al solito, sono pronti a scagliarsi, a volte senza alcun motivo, contro la Russia, ma non spendono una parola di condanna per quanto concerne il genocidio dei Gazawi. Nemmeno il Presidente Mattarella, così solerte nel definire l’operazione portata avanti da Putin in Ucraina simile al progetto del Terzo Reich in Europa, ha niente da dire al premier Netanyahu riguardo al “progetto” che sta portando avanti nella Striscia.
