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Cosa si cela dietro “Prontezza 2030”: la Grande Germania. Il tradimento di Die Linke

Manuel M Buccarella

Il programma “Prontezza 2030” rappresenta l’iniziativa dell’Unione Europea per rafforzare la capacità di difesa entro il 2030, attraverso un significativo incremento degli investimenti nel settore militare. Questo piano, precedentemente noto come “ReArm Europe”, prevede lo stanziamento di circa 800 miliardi di euro per potenziare l’industria della difesa europea e migliorare la prontezza operativa degli Stati membri, ovviamente con una clausola di salvaguardia che consenta di bypassare i rigidi vincoli di bilancio imposti da Maastricht e dintorni ai conti degli Stati membri, che valgono in particolare per gli Stati fortemente indebitati come il nostro e con un rapporto deficit/Pil ben al di sopra del 3 percento, come – guarda caso – avviene per il Belpaese.

Ursula von der Leyen, l’ambiziosa e corrotta presidente della Commissione Europea, ha lanciato un piano di potenziali e complessivi 800 miliardi di euro, a debito dei singoli Stati ed evidentemente a discrezione dei singoli paesi membri. l’Italia avrebbe non pochi problemi di bilancio ad investire già 35 miliardi di euro annui in più in spese militari, per soddisfare l’accordo in sede Nato che prevede di innalzare la spesa militare italiana al 2% del Pil dall’attuale 1,5% circa.

Ma la principale recondita motivazione di questo piano di riarmo lega fortemente Ursula al suo paese di origine, la Germania, ove fu anche ministro della difesa, con qualche scandalo (quello delle consulenze d’oro a McKinsey) ed inchiesta prontamente insabbiata (bissato poi dallo scandalo Pfizer per l’acquisto dei vaccini anti COVID dalla UE, con conversazioni secretate tra la Von der Leyen ed i manager della multinazionale del farmaco). Recentemente la Germania ha infatti approvato un ambizioso piano di investimenti nella difesa, modificando le regole costituzionali di bilancio per favorire il riarmo e la modernizzazione del paese, tanto con un parlamento ormai scaduto (con il nuovo non si sarebbe raggiunta la maggioranza assoluta dei due terzi richiesta). L’investimento previsto, a debito, è di 1.000 miliardi di euro.

Il pacchetto, chiamato in Germania anche Schuldenpaket (il «pacchetto del debito»), introduce una triplice riforma: un indebitamento illimitato per equipaggiare meglio l’esercito e fornire armi all’Ucraina, un fondo speciale da 500 miliardi di euro, con una durata di 12 anni, per modernizzare le infrastrutture: dalle reti elettriche agli ospedali, dalle strade alle ferrovie, un po’ di respiro infine per enti locali e regioni, che potranno avere un piccolo deficit dello 0,35% – mentre finora non potevano minimamente andare in rosso.

Friedrich Merz, premier in pectore a Berlino, ha giustificato il piano, un riarmo senza precedenti della Germania dopo la sconfitta del Terzo Reich, con la necessità di difendersi dalla Russia, “nemico esistenziale” anche per i tedeschi, che già ingaggia metodi di guerra ibrida contro il Paese e che, non si sa mai chi può dire che un domani non attacchi per davvero? Ragionamento assolutamente fallace. Il ReArm Europe ed il Schuldenpaket tedesco sono praticamente la stessa cosa e servono a fare riprendere l’economia tedesca dalla grave crisi nella quale è piombata, ed in particolare nella recessione degli ultimi anni. Nella storia, a partire dalla Grande Depressione americana del 1929, è l’economia di guerra e la produzione industriale incentrata fortemente sull’industria bellica – inclusa in particolare la riconversione dell’automotive al bellico – a fare risalire il Pil ed i profitti della grande finanza e dell’industria. E c’è da scommettere che un ruolo lo avranno le grandi banche di investimenti americane ed i fondi speculativi Usa tipo BlackRock (di cui Merz è stato anche presidente del Consiglio di Sorveglianza), fermo restando che almeno inizialmente non si arresteranno,anzi si incrementeranno, le commesse di armi verso gli Stati Uniti d’America. Grazie anche appunto a quel “nemico esistenziale” dell’Europa che si chiama Russia che assai difficilmente attaccherà la Germania (e non solo la Germania).

Va da sé che la Germania al 31 dicembre 2024 aveva un debito pubblico pari al 62,9% del Pil, in crescita nel 2024, ma ben poca cosa rispetto a quello italiano. Nel 2024 il rapporto deficit/Pil in Germania è stato del 2,8%, in crescita rispetto al 2023 (2,5%). Il debito pubblico italiano invece è pari al 135,3% del Pil, contro un rapporto deficit/Pil del 3,4%. Numeri tutti negativi rispetto a Berlino, tanto che la Meloni non intende fare nuovo debito per la difesa, sfruttando la clausola di salvaguardia, ma al più accedere a quota parte dei finanziamenti europei per complessivi 150 miliardi (per tutti) ovvero ricorrendo ad investimenti privati. Non manca chi, a casa nostra, plaude all’iniziativa tedesca, in considerazione della interconnessione storica tra l’industria tedesca ed il manifatturiero italiano, che dunque potrebbe portare benefici all’industria italiana.

Yanis Varoufakis, illuminato economista ed ex ministro dell’economia e delle finanze greco ai tempi, nel 2015, della stentorea resistenza di Tsipras alla Troyka, ha giustamente osservato come “il parlamento tedesco ha modificato il freno costituzionale al debito per consentire spese militari illimitate, indipendentemente da quanto profondamente porteranno il bilancio federale in rosso.Nel frattempo, nessuna di questa generosità fiscale sarà destinata a investimenti in ospedali, istruzione, vigili del fuoco, asili nido, pensioni, tecnologie verdi, ecc.In breve, quando si tratta di finanziare la vita, l’austerità resta sancita nella costituzione tedesca. Solo gli investimenti nella morte sono stati liberati dalla morsa costituzionale dell’austerità.La ragione di fondo per questo cambiamento sconvolgente alla Costituzione tedesca è semplice: i produttori di automobili tedeschi sono ormai troppo poco competitivi.Non riescono più a vendere con profitto le loro auto né in Germania né all’estero.Così, chiedono che lo Stato tedesco acquisti i carri armati che Rheinmetall produrrà sulle linee di assemblaggio inutilizzate della Volkswagen.Per far sì che lo Stato paghi, era necessario aggirare il freno costituzionale al deficit. Sempre desiderosi di servire i loro padroni del Big Business, i partiti dei governi centristi permanenti si sono mobilitati per introdurre questo cinico cambiamento costituzionale, che annulla l’impegno della Germania del dopoguerra per la pace e il disarmo”.

Il tradimento dei “compagni” di Die Linke

“Die Linke, il “partito di sinistra”, che avevamo recentemente lodato per il buon risultato elettorale, aveva la possibilità di far sì che i governi statali di cui faceva parte (come parte di una coalizione locale) si astenessero nel voto del Bundesrat.Questo avrebbe bloccato l’emendamento costituzionale e inflitto un colpo mortale al ritorno insidioso del keynesismo militare. Purtroppo, la leadership di Die Linke ha scelto di non usare il proprio potere, il proprio voto nel Bundesrat, per farlo”, osserva ancora Varoufakis.

La decisione del partito Die Linke di approvare la legge per il riarmo e i crediti di guerra al Bundesrat, la camera alta del parlamento tedesco, ha sollevato una furiosa reazione all’interno delle altre forze politiche che si riconoscono nella sinistra. In particolare, il Partito Comunista di Germania (Kommunistische Partei Deutschlands, DKP) e l’Alleanza di Sahra Wagenknecht (Bündnis Sahra Wagenknecht, BSW) hanno espresso una critica severa e intransigente nei confronti di Die Linke, accusandola di aver tradito i valori fondamentali della pace, del disarmo e della difesa dei lavoratori.Il dibattito sulla politica di riarmo e sui crediti di guerra ha raggiunto il suo culmine quando il Bundestag, la camera bassa, in una seduta che molti hanno definito una “farsa”, ha approvato crediti di guerra illimitati e un fondo speciale di 500 miliardi di euro. Tale decisione, adottata grazie ai voti di CDU, SPD e dei Verdi, ha aperto la strada al più grande programma di riarmo nella storia della Repubblica Federale (vale a dire, il primo vero riarmo tedesco dopo il nazismo). Tuttavia, ciò che ha fatto scattare l’indignazione all’interno della sinistra non è soltanto la portata economica e bellica del pacchetto, ma soprattutto il fatto che anche Die Linke, un partito che in passato si era contraddistinto per la sua posizione pacifista, abbia scelto di affiancarsi alle forze che spingono per l’espansione dell’economia di guerra, votando contro il pacchetto alla camera bassa, ma a favore dello stesso al Bundesrat, dove i seggi rappresentano i diversi Lӓnder che compongono la federazione, ove sono anche al governo.E già a proposito della Palestina il partito non ha avuto un atteggiamento di condanna vera di Israele e del genocidio.

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