Un video di sette minuti trovato nel telefono di un paramedico palestinese ucciso il 23 marzo a Rafah, nella Striscia di Gaza dice la verità sull’uccisione di 15 tra medici e paramedici della Mezzaluna Rossa da parte delle forze armate israeliane (Idf).
Sette minuti che smontano, pezzo dopo pezzo, la versione ufficiale dell’esercito israeliano. Non erano “miliziani”, non erano “veicoli sospetti senza luci o segnali”. Erano ambulanze, mezzi di soccorso con le luci accese, lo stemma della Mezzaluna rossa ben visibile, operatori sanitari in uniforme, in missione per salvare vite. Trucidati e poi gettati in una fossa comune come rifiuti.
Il video, diffuso dal New York Times, mostra il convoglio fermo, con una delle ambulanze che era già stata colpita. Due soccorritori si avvicinano, poi il suono dei colpi, la pioggia di proiettili.
La telecamera diventa buia, ma il suono resta. Cinque minuti di raffiche. Di voci che gridano: “Ci sono gli israeliani”. Di un giovane che recita la shahada e che, pochi istanti prima di morire, dice una sola frase: “Perdonami mamma. Questo è il cammino che ho scelto: aiutare le persone”.Ecco cosa resta della guerra quando si spegne la propaganda: il sangue dei civili, di chi cura, di chi salva, di chi non ha armi, ma una barella. Chi bombarda un’ambulanza, chi uccide dei soccorritori e poi mente, chi ha la possibilità di fermare questa mattanza e non lo fa, ha perso ogni giustificazione.
Ed ora cosa farà la comunità internazionale, il civile occidente che si sente migliore degli altri, dei barbari e subumani musulmani. E cosa farà l’Unione Europea, così impegnata nel riarmo e nel preparare una guerra, al momento di sola propaganda, contro la Russia?
