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Il Decreto Sicurezza rende illegale la cannabis light. A rischio migliaia di piccole imprese e posti di lavoro

Manuel M Buccarella

Tra le assurdità del Decreto sicurezza, recentemente approvato dal governo e dunque immediatamente esecutivo con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, tra i nuovi reati creati a bella posta per colpire ed intimorire il dissenso, vi è anche una norma che è un vero e proprio provvedimento ammazza imprese.

Stiamo parlando della messa al bando della cannabis light, provvedimento del tutto ideologico perché la cannabis light non ha potere drogante.

Divieto di cannabis light, con un’eccezione. È vietato importare, cedere, lavorare, distribuire, commerciare, trasportare, inviare, spedire e consegnare le infiorescenze della canapa coltivata, la cosiddetta cannabis light. C’è però un’eccezione, rispetto alla prima versione della norma: il divieto non si applica alla produzione agricola di semi che sono destinati a quegli usi consentiti dalla legge, entro certi limiti di contaminazione che saranno stabiliti dal ministro della Salute con un decreto apposito (e che vuol dire?). Dunque coltivare, trasformare, vendere cannabis light con bassa concentrazione di Thc e dunque non stupefacente diventa incredibilmente illegale al pari della cannabis “pesante”.

Più di 3000 aziende del settore che usano piante di Cannabis a basso contenuto di THC chiuderanno i battenti e più di 40.000 persone perderanno i loro posti di lavoro. I prodotti contenenti CBD estratto dalle infiorescenze diventeranno illegali e le persone saranno costrette ad acquistarlo da aziende straniere, che potranno continuare a importare i loro prodotti in Italia grazie alle norme europee.Milioni di euro investiti dagli imprenditori italiani nel settore andranno persi.

La norma colpisce un settore in crescita che dava lavoro e una prospettiva imprenditoriale a tanti giovani anche nelle regioni del sud, come ad esempio in Puglia.In Italia, il settore della cannabis light comprendeva circa 800 imprese per la coltivazione e 1.500 specializzate nella trasformazione del prodotto, per un totale di circa 2.300 realtà. Queste aziende generavano un fatturato annuo stimato tra 150 e 500 milioni di euro e impiegavano oltre 11mila lavoratori.

Mentre tutto il mondo va verso la liberalizzazione dei derivati della canapa e assesta un durissimo colpo alla criminalità e allo spaccio, in Italia, in nome di una cieca ideologia, si distruggano imprese legali, si cancellano opportunità occupazionali e si ignora il valore economico e sociale di un comparto che ha investito in innovazione e sostenibilità. E ciò accade mentre il governo propone la creazione di un codice ATECO ad hoc per chi esercita la prostituzione e cosa ben più grave, per chi offre servizi per la prostituzione, che potrebbe comprendere anche lo sfruttamento della prostituzione, reato vietato dalla Legge Merlin.

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