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Libera Libere. Pensieri e pratiche femministe su tratta, violenza e sfruttamento. Una tavola rotonda domenica 27 aprile alla Città del Libro di Campi Salentina (Le)

“Libera Libere. Pensieri e pratiche femministe su tratta, violenza e sfruttamento ” è il titolo di un volume scritto a più mani da più donne (Rielli, De Pascalis, Doci, Gagliardi, Russo, Smirnova, Strazzeri).

Domenica 27 aprile alle 19.30 la “Città del Libro” di Campi Salentina (Le) (Municipio, sala don Serio) ospita una tavola rotonda per illustrare i contenuti del volume e per ragionare di come la libertà delle donne che hanno subito violenza e sfruttamento rischia di dissolversi nei percorsi di aiuto e nei percorsi penali.

“Cosa succede quando una donna osa ribellarsi e denunciare uno stupro, una violenza, una discriminazione? Deve difendersi e dimostrare a tutti che quanto dice sia vero”, rispondono a questo tremendo interrogativo le autrici.

Lei che ha subito il danno deve difendersi, giustificarsi, riflettere su se stessa, mentre il violentatore attacca spavaldo e forte di un sistema di codici inventati dai suoi simili maschi.

Abbiamo pensato la presentazione del libro “Libera Libere. Pensieri e pratiche femministe su tratta, violenza, sfruttamento”, si legge nel comunicato di presentazione dell’evento, all’interno di una tavola rotonda dal titolo “Giustizia e libertà delle donne nelle relazioni di aiuto e nei dispositivi penali”.

A partire dalla metodologia e dalle pratiche esposte nel libro, fondate sul riconoscere e decostruire le strategie di assoggettamento e controllo dei corpi delle donne, vogliamo ragionare – continuano le promotrice della tavola rotonda – di come la libertà delle donne che hanno subito violenza e sfruttamento sia sempre a rischio sia nei percorsi di aiuto che nei percorsi penali. La violenza contro le donne, in ogni sua forma, l’uso e il consumo dei corpi femminili (molestie sessuali, stupro, atti di libidine violenta, maltrattamenti fisici e psicologici, molestie morali, molestie e ricatti sessuali sul luogo di lavoro), si inscrive nelle dinamiche relazionali tra uomini e donne derivanti da una asimmetrica distribuzione del potere economico, politico, culturale, sociale, ampiamente legittimata dai dispositivi di controllo sociale e dai dispositivi giuridici pensati e costruiti su logiche maschiliste, moraliste e punitive.Le donne, anche le donne morte assassinate per mano maschile, devono dimostrare ancora, e ancor più nelle aule di tribunale, di essere “brave e buone vittime” secondo i canoni patriarcali.

Di questo, e di quant’altro emergerà nel corso della serata si discuterà con Maria (Milli) Virgilio, avvocata del Foro di Bologna, presidente associazione GIUdIT- Giuriste d’Italia, consulente della Commissione Parlamentare d’inchiesta sul Femminicidio della XVIII e XIX legislatura, socia ASGI -Associazione Studi Giuridici Immigrazione, socia ASGGE- Studi Giuridici Genere,

Elsa Valeria Mignone, dal 1986 al 2024 magistrata dapprima con funzioni di Giudice Penale presso il Tribunale di Brescia, successivamente sostituta procuratrice presso la Procura Circondariale e presso il Tribunale di Lecce e negli ultimi otto anni Procuratrice Aggiunta con coordinamento dei pool “fasce deboli”, “pubblica amministrazione e ambiente”,

Carolina Elia, magistrata, consigliera della Corte d’appello civile di Lecce, già giudice della sezione commerciale del Tribunale di Lecce nonché sostituta procuratrice della Repubblica di Lecce.

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