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Gaza, in pieno genocidio la Corte Internazionale di Giustizia concede ad Israele una proroga di sei mesi per difendersi meglio…

Una notizia che ha avuto scarsa eco sulla stampa mainstream: la Corte Internazionale di Giustizia lo scorso 14 aprile con ordinanza ha accordato ad Israele, accusato di genocidio nel processo intentato dal Sudafrica, una proroga di sei mesi per meglio organizzare le sue difese.

La decisione accoglie le richieste dello Stato ebraico, formalmente arrivate lo scorso 27 marzo. Israele sosteneva che la preparazione della propria contro-memoria fosse stata «significativamente ostacolata a causa di una serie di questioni probatorie emerse in relazione al Memoriale della Repubblica del Sudafrica», e ha così ottenuto la proroga.

La decisione è stata comunicata nel silenzio generale (noi la apprendiamo grazie a L’Indipendente ndr), mentre in Palestina continua a consumarsi un genocidio ai danni del popolo palestinese. La Corte lascia così tempo a Israele per portare avanti i propri crimini nell’impunità, come sottolineato dagli stessi quotidiani del Paese, che rimarcano come sia «improbabile» che il caso porti a effettivi risvolti «prima del 2026», se non addirittura «prima del 2027»

I nuovi termini di scadenza per il deposito delle contromemorie israeliane, precedentemente previsti per il 28 luglio 2025, sono stati dunque prorogati al 12 gennaio 2026. Nell’ordinanza si legge che la proroga del termine per il deposito del contro-memoriale di Israele, «era necessaria per una serie di motivi»: in primo luogo, perché la quantità degli elementi probatori presentati dal Sudafrica, rendeva «la portata del caso poco chiara»; successivamente, perché «le risorse necessarie per partecipare alla fase scritta» del procedimento consultivo sugli obblighi di Israele in Palestina richiesto dall’ONU «hanno avuto un impatto su quelle disponibili per la preparazione del contro-memoriale di Israele»; e, infine, perché «a Israele era stato richiesto di gestire contemporaneamente diverse procedure di intervento nel caso». Le motivazioni, insomma, sarebbero – scrive L’Indipendente – che le prove presentate dal Sudafrica erano troppe e che legali e autorità israeliani erano già impegnati in altri procedimenti.

I quotidiani israeliani hanno accolto con parziale favore la scelta della CIG, definendola in ogni caso una «vittoria». Il Jerusalem Post scrive che la proroga della CIG sarebbe al tempo stesso temporanea, ma significativa: temporanea, «perché nel gennaio 2026, o poco dopo, Gerusalemme dovrà rispondere alle accuse di genocidio relative alla sua condotta nella guerra in corso»; è «estremamente significativa, perché significa che è improbabile che si verifichino nuove gravi conseguenze legali o diplomatiche contro Israele in merito alle accuse di genocidio prima del 2026, o molto probabilmente non prima del 2027». Effettivamente, la proroga della CIG sembrerebbe comportare proprio questo: la possibilità per Israele di continuare il genocidio in Palestina nell’impunità. Gli stessi media israeliani definiscono la decisione della CIG «un’opportunità, se necessario, di continuare la guerra con meno controlli per altri otto mesi».

Il caso di genocidio contro Israele davanti alla Corte Internazionale di Giustizia è stato presentato dal Sudafrica nel dicembre del 2023. A gennaio 2024, la Corte dell’Aia ha stabilito che vi sono abbastanza elementi per valutare l’accusa, respingendo la richiesta di archiviazione di Israele. Nei mesi successivi, altri dodici Paesi e oltre mille ONG si sono aggiunte al caso schierandosi al fianco del Sudafrica. L’ultimo Paese è stata l’Irlanda (il 6 gennaio 2025), preceduta da Nicaragua (in data 23 gennaio 2024), Colombia (il 5 aprile), Libia (10 maggio), Messico (24 maggio), Palestina (31 maggio), Spagna (28 giugno), Turchia (7 agosto), Cile (12 settembre), Maldive (1 ottobre) e Bolivia (8 ottobre).

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