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Addio al compagno Igor Protti

Si è spento ieri, a quasi 59 anni, dopo lunga malattia, Igor Protti. È ricordato soprattutto per le cronache calcistiche: bomber di razza, l’unico, assieme ad Hubner, ad aver vinto la classifica dei capocannonieri in serie A, B e C, l’unico capocannoniere in A di una squadra poi retrocessa, il Bari: nella stagione 1995-96 segnò 24 gol in Serie A, vincendo il titolo di capocannoniere nonostante la retrocessione del Bari appunto.

Successivamente giocò con Lazio e Napoli, ma il legame più profondo della sua carriera rimase quello con il Livorno. Tornato in amaranto nel 1999, guidò la squadra dalla Serie C fino alla Serie A, diventando una vera bandiera del club e della città. Negli scorsi giorni, nonostante la malattia l’avesse condannato a morte, è riuscito ad accompagnare la figlia sull’altare.Oggi a Livorno è stato proclamato il lutto cittadino, in occasione della commemorazione allo stadio comunale Armando Picchi.

Igor Protti, “lo Zar” non nascondeva la sua fede politica, molto apprezzata, d’altronde, dai tifosi del Livorno:«La mia fede politica deriva dagli insegnamenti di mio padre. A Rimini, da piccolo, mi portava spesso alla Casa del Popolo ed io assistevo, quasi rapito, a lunghe discussioni. Lui era un comunista vero, di quelli che hanno sempre creduto nelle loro idee e mai le hanno rinnegate. Ha perfino voluto che al suo funerale fosse presente la bandiera del Pci».

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