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Aliquota del 33% per il ‘ceto medio’ … con il trucco…

Alessandro Volpi

La narrazione meloniana a proposito della difesa del ceto medio…L’estensione del secondo scaglione Irpef al 33% fino a 55 mila euro avvantaggia proporzionalmente di più i contribuenti ad alto reddito. Per il funzionamento a scaglioni progressivi dell’imposta, infatti, chi guadagna esattamente 55 mila euro o cifre superiori (fino a ben oltre 200 mila euro) ottiene il massimo sconto possibile, pari a 500 euro all’anno. Questo accade perché i 5 mila euro compresi tra 50 mila e 55 mila non vengono più tassati con l’aliquota marginale del 43%, ma con quella ridotta al 33%. Chi si trova all’interno della fascia tra i 50 mila e i 55 mila euro ottiene un risparmio parziale, crescendo di 100 euro per ogni 1000 euro aggiuntivi di reddito. In pratica, più il reddito è alto, più benefici di questa misura. I beneficiari totali della misura sono circa 3,5 milioni di italiani (il 50-55 mila rappresenta circa 600 mila persone, a cui si aggiungono quasi 3 milioni di contribuenti che dichiarano oltre 55 mila euro). Di contro, la platea degli esclusi è sterminata: oltre 39 milioni di contribuenti, ovvero quasi il 92% della popolazione fiscale complessiva che dichiara fino a 50 mila euro, non riceve un solo euro di beneficio diretto da questo intervento.

Sotto il profilo della progressività, la misura solleva forti criticità per la sua impostazione regressiva relativa. Invece di concentrare le risorse verso chi ha redditi medio-bassi e risente maggiormente dell’inflazione, l’intervento regala lo stesso risparmio fisso di 500 euro sia alla classe media di confine, sia ai ceti più abbienti e ai super ricchi. Senza meccanismi di sterilizzazione o tetti legati alle detrazioni, l’effetto netto è un trasferimento di risorse pubbliche che avvantaggia principalmente la quota più ricca dei contribuenti italiani, riducendo l’impatto redistributivo complessivo del prelievo fiscale.Ma il racconto del governo celebra la misura a difesa del “povero ceto medio”.

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