Site icon NonSoloMusicaMagazine

Balcani occidentali, Ucraina ed Unione Europea: l’inganno delle riforme tra stato di diritto e mercato. Addio al Welfare del socialismo reale. Perché Mikhail Gorbaciov è amato in Occidente e maledetto nell’Est Europa.

Manuel M Buccarella

Il quadro di riferimento sono i cosiddetti Criteri di Copenaghen, definiti dal Consiglio europeo di Copenaghen nel 1993 come condizioni essenziali che tutti i paesi candidati devono soddisfare per diventare Stati membri dell’UE.

Il paese deve disporre di istituzioni stabili che garantiscano la democrazia, lo Stato di diritto, i diritti umani, il rispetto delle minoranze e la loro tutela. Questo è il criterio prioritario: affinché il Consiglio europeo possa decidere di aprire i negoziati, deve risultare rispettato innanzitutto il criterio politico. In pratica, questo implica riforme in aree come:

indipendenza della magistratura e lotta alla corruzionelibertà di stampa ed espressionetutela dei diritti fondamentali e delle minoranze etniche o religiosesistema elettorale democratico e pluralismo politico.

Il paese deve avere un’economia di mercato funzionante e la capacità di far fronte alla concorrenza e alle forze di mercato all’interno dell’UE. I paesi devono concentrarsi sulla garanzia di economie di mercato funzionanti e sulla dimostrazione di essere in grado di resistere alle pressioni competitive del mercato dell’UE; le loro politiche economiche dovrebbero allinearsi anche agli obiettivi di transizione verde e digitale.

I negoziati di adesione si concentrano sull’adozione del diritto consolidato dell’UE e sull’attuazione delle necessarie riforme in ambito giudiziario, amministrativo ed economico. La valutazione degli andamenti del negoziato è effettuata dalla Commissione europea, che esprime il proprio giudizio con relazioni periodiche sul grado di preparazione del paese candidato ad assumere gli obblighi di Stato membro.

L’UE e gli Stati membri sostengono i paesi candidati tramite assistenza finanziaria e tecnica per soddisfare tali criteri, ma non possono esistere scorciatoie in merito ai valori e ai principi fondamentali dell’UE.

L’ingresso “accelerato” dell’Ucraina nell’Unione europea significherebbe l’arrivo di un paese che è ormai un’economia di produzione di armi. Le entrate fiscali interne sono infatti interamente destinate a finanziare le spese militari, per un totale di 45 miliardi di euro l’anno. Nel paese ci sono almeno 1200 imprese che si occupano della produzione di armi. Le principali sono Ukrainian Defense Industry JSC, il conglomerato statale che riunisce circa 70-100 imprese attive in vari settori (corazzati, artiglieria, aeronautica, missilistica)e NAUDI (National Association of Ukrainian Defense Industries) che è principale associazione di produttori privati, a cui si aggiungono gruppi internazionali come la tedesca Rheinmetall, la turca Baykar e la britannica BAE Systems hanno aperto uffici o fabbriche per la manutenzione e la coproduzione sul suolo ucraino. Il totale degli occupati è già oltre le 300 mila unità, con salari medi inferiori ai 500, euro e un fatturato di 40 miliardi di dollari. In pratica un’armeria a prezzi da sconto inserita nell’Unione europea.

Secondo quanto riportato, la Commissione europea ha stanziato 49 milioni di euro per l’Albania, 44,2 milioni di euro per il Montenegro e 65,7 milioni di euro per la Macedonia del Nord nell’ambito del Piano di crescita per i Balcani occidentali. N1.Le transazioni vengono effettuate dopo la terza richiesta di pagamento e la valutazione positiva da parte della Commissione delle misure di riforma attuate nei settori della competitività delle imprese e dell’innovazione in Albania e Montenegro, nonché dell’istruzione e della digitalizzazione nella Macedonia del Nord, ha dichiarato la Commissione europea.”Il piano di crescita per i Balcani occidentali, adottato nel 2023, mira a estendere i benefici dell’adesione ai paesi partner della regione anche prima del loro ingresso nell’UE, a integrare i partner nel mercato unico europeo, a migliorare la cooperazione economica regionale, ad approfondire le riforme legate all’UE e ad aumentare i finanziamenti preadesione. Questo, a sua volta, accelera il processo di allargamento e la crescita delle economie dei paesi partner”, hanno ricordato a Bruxelles.Con il pagamento odierno, l’importo totale erogato nell’ambito di questo fondo raggiunge i 212,8 milioni di euro per l’Albania, 89,3 milioni di euro per il Montenegro e 142,1 milioni di euro per la Macedonia del Nord.La Commissione europea eroga i fondi di questo Piano di crescita individualmente a ciascun paese, e solo quando quest’ultimo soddisfa le condizioni specifiche previste dalla sua “Agenda di riforme”, un documento che elenca le riforme precise a cui il paese si è impegnato.A differenza di Albania, Montenegro e Macedonia del Nord, che hanno soddisfatto i requisiti per questa tranche, Serbia e Bosnia-Erzegovina sono state escluse da questa tornata perché non avevano ancora completato del tutto le riforme necessarie per l’erogazione di questi fondi.La Serbia è attualmente in attesa della seconda tranche, pari a 163,1 milioni di euro, e della terza, di 265 milioni.I fondi destinati alla Serbia non vengono persi definitivamente, ma vengono bloccati fino al verificarsi delle condizioni richieste, dopodiché la Commissione potrà approvare il pagamento anche per Belgrado.La condizione fondamentale è il progresso nel campo dello stato di diritto, ovvero l’attuazione delle raccomandazioni della Commissione di Venezia relative alle cosiddette “Leggi Mrdić”.

Exit mobile version