Alfredo Facchini
Otto arresti, undici Daspo. È il bilancio ufficiale degli scontri avvenuti prima del derby Torino-Juventus. Ma dentro quella contabilità fredda, questurina, c’è un uomo in coma farmacologico.Marco Basoccu.
Il padre, Pierluigi, respinge la versione circolata nelle prime ore – quella della bottiglia lanciata durante gli scontri – e punta il dito contro la gestione dell’ordine pubblico.“La polizia ha risposto con i lacrimogeni e uno ha colpito mio figlio alla testa. Ho la testimonianza di un ragazzo che era accanto a lui. Ridicola l’ipotesi della bottiglia.”
Non sappiamo ancora come siano andate davvero le cose. Ed è proprio questo il punto.Perché – da sempre – ogni volta che qualcuno finisce in rianimazione durante una carica, in mezzo ai fumogeni e ai blindati, la verità sembra dissolversi nella nebbia dei comunicati. Da una parte le versioni ufficiali. Dall’altra i racconti dei presenti, troppo spesso ignorati. In mezzo, il corpo di qualcuno che non può parlare.
Un lacrimogeno sparato ad altezza uomo non è un dettaglio tecnico. È una questione enorme. Politica, prima ancora che giudiziaria. Perché quei cilindri non sono innocui strumenti antisommossa: possono sfondare crani, spezzare facce, uccidere.
E allora la domanda resta lì, semplice e brutale: cosa ha colpito Marco Bassocu?Una bottiglia? Un lacrimogeno?Vorremmo saperlo. Senza la solita fretta di archiviare tutto come “incidenti”. La trasparenza non dovrebbe essere un favore. Dovrebbe essere il minimo indispensabile.
