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Campo largo: a rischiare di più è il Movimento 5 Stelle

Manuel M Buccarella

I sondaggi danno il Movimento 5 Stelle tra il 12 ed il 13 percento, questo a poco più di un anno dalle prossime elezioni politiche, anche se si parla di un possibile anticipo ad aprile. Come noto, M5S ha praticamente sottoscritto un accordo politico – elettorale con il PD ed AVS, mentre Renzi con Italia Viva e +Europa dovrebbero fornire il loro piccolo ma sembrerebbe indispensabile sostegno dal centro. Quanto a Renzi ed ai suoi, appare probabile che i renziani vengano inseriti come indipendenti nelle liste del Partito Democratico, che pure conserva al proprio interno non pochi seguaci del senatore fiorentino. Eppure, almeno sulla carta ed in apparenza, permangono frizioni tra Matteo Renzi ed il “lato sinistro” della possibile coalizione (M5S, Avs) dopo la famosa foto di gruppo in ristorante tra i quattro leader dei tre partiti (incluso il PD). Il tempo ci dirà se si tratti o meno di un gioco delle parti o di altro.

Tornando ai pentastellati, va osservato che dopo la caduta del Conte II nel 2021, sgambettato proprio da Renzi, governo che ben si stava comportando nel periodo dell’ emergenza Covid, il partito/movimento ha registrato un forte calo di consensi dopo l’esperienza del governo Draghi (2021-2022). Eppure sulla Piattaforma Rousseau i sì a fare parte di quel governo furono il 59,3% (44.177); i no il 40,7% (30.360). Su quasi 120 mila aventi diritto al voto, a esprimersi furono più di 74 mila iscritti.

Alle elezioni politiche del 2018 M5S aveva ottenuto il 32,66% (oltre 10,6 milioni di voti), mentre alle elezioni politiche del 2022, dopo l’esperienza con il governo Draghi, si è attestato al 15,43% alla Camera e al 15,55% al Senato, dimezzando il proprio peso elettorale. Tale débâcle è certamente da ascrivere alla partecipazione al governo Draghi, un governo “tecnico”, negoziata ed in qualche modo imposta da Beppe Grillo. Un governo per molti versi impopolare e non certo “progressista” o di sinistra. Inoltre, a seguito delle scelte maturate dal movimento negli ultimi anni, vi furono importanti defezioni da destra (vedi Luigi Di Maio ed altri) come da sinistra (soprattutto Alessandro Di Battista).

Ma perché M5S rischia molto partecipando al campo largo? Incominciamo dalla politica estera: il M5S propone di non inviare più armi all’Ucraina, dedicandosi solo ai negoziati con la Russia. Il principale alleato, il PD di Elly Schlein (22% circa), propone di continuare nell’aiuto militare a Kiev e di farla entrare presto nella UE (quando difetta dei principali requisiti previsti dai Criteri di Copenaghen ndr), annoverando per altro tra le proprie fila anche europarlamentari che hanno votato per il riarmo. Le posizioni del PD sull’Ucraina sono condivise da Italia Viva (2,5% nei sondaggi) e +Europa (1,6%) e sono dunque maggioritarie. Cosa farà Giuseppe Conte se si dovesse decidere di prorogare l’invio di armi all’Ucraina? Voterà a favore per evitare la caduta del governo o darà vita ad una crisi? Ed in caso di voto favorevole, come la prenderanno gli elettori?

Gli attriti con Renzi dovrebbero rimanere: inaffidabile perché già ha fatto cadere una volta Conte in conseguenza di una “congiura di palazzo”, incompatibile per le posizioni già a suo tempo manifestate con il Jobs Act ed altri provvedimenti.

“L’apertura, definitiva, della Schlein a Renzi e al renzismo – osserva il professore Alessandro Volpi – è il disvelamento più chiaro della pura strumentalità del “campo largo” alla ricerca del potere, ammantata dalla necessità di battere i fascisti. Del resto, questa apertura dimostra che sul fisco non si potranno attuare riforme nei confronti dei patrimoni e dei redditi dei super ricchi, né immaginare politiche economiche progressiste. Renzi è l’artefice della norma finalizzata ad attirare i milionari esteri con una tassa secca e unica di 100 mila euro che ha dato un gettito fiscale ridicolo tanto che persino Meloni ha dovuto triplicare la soglia d’accesso. Renzi è quello della riduzione dell’aliquota sulle plusvalenze finanziarie. Renzi è quello delle privatizzazioni, delle relazioni finanziarie con i grandi fondi sovrani arabi, è quello che ha sostenuto la quotazione in Borsa delle Multiutility dei servizi pubblici, è quello che ha difeso il modello urbanistico della Giunta Sala, è quello che ha dichiarato la necessità del riarmo come condizione necessaria, e prioritaria, della “nazione” italiana e che continua a sostenere un modello di contrattualistica del lavoro favorevole alla massima flessibilità, è quello che ha definito il referendum sul lavoro un’anticaglia”, è quello che è apertamente per il nucleare”.

Dunque se M5S dovesse fare troppi compromessi, contravvenendo a capitali importanti del proprio programma, calerebbe nei sondaggi come nei risultati elettorali successivi, come già successo nel 2022.

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