Luciano Graziuso
Il sospetto che la situazione nelle galere italiane non fosse tutta rose e fiori lo si aveva già da tanto tempo (rivolte, sovraffollamento ecc.), ma quanto affermato recentemente dal procuratore di Palermo De Lucia in Commissione Antimafia fa veramente rabbrividire.
Ma andiamo con ordine:COSA STA SUCCEDENDO NELLE NOSTRE CARCERI?“I mafiosi comandano dal carcere, vengono muniti di smartphone appena entrano. Questa è una situazione che riguarda tutti gli istituti di pena”. Inquietante quanto accertato dal procuratore De Lucia, che nelle sue dichiarazioni spiega nel dettaglio come i boss delle mafie riescano, di fatto, a comandare, gestire traffici di droga e perfino minacciare magistrati dal 41 bis. Ciò è confermato anche dal procuratore aggiunto Sebastiano Ardita: “A Palermo, tramite la chat denominata “I fuorilegge”, i mafiosi gestivano il traffico di droga. Il controllo delle carceri da parte della criminalità è un dato di fatto”. De Lucia, inoltre, ci informa che i boss rivolgono le loro attenzioni pure alle armi, alcune di esse anche sofisticate (come kalashnikov e droni lanciamine), approfittando soprattutto del conflitto russo-ucraino in corso; in particolare, non meno di 800.000 armi facenti parte dei nostri aiuti all’Ucraina sono finite nel mercato nero. A testimonianza di quanto dichiarato dai due procuratori, la scorsa settimana il boss Nino Madonia è incredibilmente riuscito, direttamente dalla sua cella, a far pervenire una lettera minatoria alla GIP palermitana Antonella Consiglio. Ma non è finita qui: il fatto più sconcertante ed allarmante è la morte di due collaboratori di giustizia. Bernardo Pace, pentito chiave nel processo “Idra” sul sistema mafioso lombardo, è stato trovato impiccato nella sua cella del penitenziario di Torino subito dopo aver cominciato a svelare ai magistrati legami occulti esistenti tra mafia, camorra, ndrangheta ed il superlatitante Matteo Messina Denaro. I familiari della vittima hanno fatto partire subito un esposto alla Procura, a causa dei molti contorni oscuri legati all’apparente suicidio. Infine, Roberto Scarpinato ci informa della morte del secondo collaboratore in questione, legato al clan Senese, che si definiva “terrorizzato dall’idea di essere avvelenato in cella”; i suoi timori non erano del tutto infondati, dato che qualche tempo dopo è stato rinvenuto morto con un cappio intorno al collo.
Il Procuratore De Lucia si è affrettato a dichiarare che non ha nulla contro la Polizia Penitenziaria; secondo noi, alla luce dei gravissimi accadimenti riportati, è però legittimo e naturale porsi qualche domanda, seppur col massimo rispetto verso le istituzioni.
LE REAZIONI DEL GOVERNO
Ma è soprattutto l’atteggiamento assunto dall’esecutivo, per ciò che riguarda sia gli ultimi avvenimenti che quanto fatto in precedenza, ad insinuare nei cittadini più svegli ed onesti dei dubbi più che leciti sul suo reale posizionamento: contro o a favore delle mafie?
Facciamo chiarezza: LE DICHIARAZIONI DI NORDIO: Dopo quanto emerso grazie all’operato dei due procuratori, De Lucia ed Ardita, ed in seguito alle minacce rivolte dal boss Madonia alla gip Antonella Consiglio, era più che normale aspettarsi da parte di un rappresentante del governo, se non proprio delle frasi a protezione di quest’ultima, almeno dei ringraziamenti ai primi due per aver scoperto questa situazione allucinante e preoccupante. Invece il ministro Nordio non solo non ha fatto nulla di tutto ciò, ma si è addirittura scagliato contro il procuratore De Lucia, definendo le sue dichiarazioni “di una gravità inaudita”, costringendo l’ANM a fare quadrato in sua difesa. Quindi, ricapitolando, il Guardasigilli, piuttosto che prendere atto di ciò che avviene nelle nostre galere e cercare di porvi un argine, ha preferito ignorare il fenomeno ed attaccare chi lo aveva fatto emergere. Primo campanello d’allarme…
BASTONI TRA LE RUOTE E ATTACCHI CONTINUI AI MAGISTRATI: Altro elemento che fa drizzare le antenne alle persone più attente è l’atteggiamento sempre aggressivo e poco collaborativo – per usare un eufemismo…- del governo nei confronti dei giudici e della Magistratura, messo in atto dal primo giorno di legislatura e tuttora mai abbandonato. Non si contano, soprattutto nel periodo pre-referendario, gli attacchi e le invettive pronunciate; citiamo ad esempio Giusi Bartolozzi (allora capo del gabinetto del Ministero della giustizia), che paragonò la magistratura a un plotone di esecuzione, e Carlo Nordio, che definì senza mezzi termini il sistema delle correnti del CSM “para-mafioso”. Ancora più inquietante è l’introduzione di nuove norme che, invece di facilitare il compito dei giudici, rendono il loro lavoro estremamente più complicato. In questa direzione vanno senza ombra di dubbio le decisioni di limitare l’uso dei trojan e di ridurre la durata massima delle intercettazioni, scesa nel 2025 a soli 45 giorni. Fanno discutere inoltre i vari concetti espressi dal Guardasigilli a difesa del proprio operato: “Il trojan costituisce uno strumento estremamente invasivo per la privacy” … “E’ chiaro che un mafioso non parla al telefonino” e, dulcis in fundo, l’ennesimo attacco a chi si opponeva a tali misure: “I magistrati inadeguati dovranno cambiare mestiere”.
Un’altra “novità” di cui non sentivamo assolutamente il bisogno è la Legge numero 114 del 9 agosto 2024, che impone al giudice di turno di convocare ed ascoltare l’indagato (interrogatorio preventivo), che addirittura può, accedendo agli atti, venire a conoscenza delle generalità di chi lo ha denunciato (!). Come era facile prevedere, ma forse non per tutti, a partire da questa data abbiamo assistito alla fuga di tanti delinquenti che non solo sono sfuggiti al carcere, ma hanno anche minacciato chi aveva fatto il loro nome, costringendo in taluni casi il malcapitato a cambiare la propria città di residenza. Dunque: invettive ed intralci ai giudici a fronte di misure che, di fatto, favoriscono i criminali: secondo campanello d’allarme.
PAURA DELLA MAGISTRATURA: CHAT DI DELMASTRO “TOP-SECRET”Infine, ciò che più di tutto pone una serissima questione sulla limpidezza e l’onestà di questo governo è il suo rifiuto a concedere le ormai famose chat di Delmastro alla Procura di Roma. A seguito delle lodevoli posizioni espresse dalla premier Meloni in occasione delle commemorazioni di Falcone e Borsellino – impegno a contrastare le organizzazioni criminali, critica dell’ostracismo e dell’isolamento di quel periodo ai danni delle due vittime, lotta alla mafia come priorità dello stato… avrebbe rappresentato un gesto forte e soprattutto coerente fornire alla Procura romana le conversazioni sopra citate. A questo punto, una domanda sorge spontanea: l’esecutivo ha paura di ciò che contengono? Sempre con il beneficio del dubbio ed il rispetto verso le istituzioni, non può fare a meno di venirci in mente una celebre frase più volte pronunciata da Giulio Andreotti: “A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”.
