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Cina, entra in vigore una contrastata legge sull'”unità etnica”

La Legge sulla promozione dell’unità e del progresso etnico della Repubblica Popolare Cinese è entrata ufficialmente in vigore il 1° luglio 2026. Approvata a marzo dall’Assemblea Nazionale del Popolo, la norma codifica a livello nazionale il concetto di un’identità nazionale unica, basandosi sulle direttive politiche del “Pensiero di Xi Jinping”. La legge sostituisce lo storico impianto normativo sull’autonomia regionale delle minoranze risalente al 1984.

Secondo la narrativa istituzionale diffusa dagli organi di informazione governativi, come la China Radio International, la legge mira a costruire una coscienza nazionale comune, cementare il concetto inclusivo di “Zhonghua” (civiltà cinese) tra i 1,4 miliardi di cittadini appartenenti a 56 gruppi etnici ufficiali.Garantire la sicurezza interna, prevenire l’estremismo, il separatismo e qualsiasi infiltrazione straniera volta a creare divisioni etniche; promuovere lo sviluppo economico, finanziare nuove infrastrutture, turismo e servizi pubblici nelle regioni storicamente abitate dalle minoranze etniche.

Il provvedimento è fortemente criticato, tra gli altri, da Amnesty International. La legge vieta azioni che possano “compromettere l’unità nazionale o creare divisioni etniche”: questa formulazione, del tutto generica, apre la strada a un’applicazione del tutto arbitraria, dice Amnesty. Il Consiglio di stato ha anche sottolineato che alcune parti della legge potranno essere applicate anche oltre i confini della Cina, a conferma dell’approccio transnazionale della repressione orchestrata dal governo di Pechino, che si avvale della collaborazione di ambasciate e consolati all’estero, che spesso premono sui governi locali affinché espellano (dunque, riconsegnino alla Cina) persone dissidenti e attiviste della diaspora.

Amnesty International ha commentato che l’accanimento nei confronti delle minoranze, in nome della cosiddetta “unità etnica”, non è una novità. Casi come quello del docente universitario uiguro Ilham Tohti, dell’antropologa ed etnologa uigura Rahile Dawut e del leader religioso tibetano Choktrul Dorje Ten Rinpo, che illustrano bene come pacifiche attività accademiche, culturali o religiose siano ampiamente criminalizzate.

Un giorno dopo l’entrata in vigore della legge, Lobga Rangzen (noto anche come Lobsang Palden), un tibetano di 52 anni, si è dato fuoco a New York, di fronte al quartier generale delle Nazioni Unite. Fonti d’informazione tibetane hanno riferito che l’uomo era un attivista e che, prima di immolarsi, aveva esposto una bandiera del Tibet e gridato slogan in favore della libertà del popolo tibetano.

fonti: Amnesty International

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