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Con l’amnistia Togliatti nel 1946 spazio alla reintegra di molti fascisti. Nasce dalle ceneri di Salò il partito neofascista Movimento Sociale Italiano

Manuel M Buccarella

Con Decreto presidenziale 22 giugno 1946, n. 4 viene promulgato un ampio provvedimento di clemenza proposto dall’allora Ministro di Grazia e Giustizia, il comunista Palmiro Togliatti, e approvato dal primo governo De Gasperi (Democrazia Cristiana)

Il provvedimento, noto come “amnistia Togliatti”, prevedeva il condono delle pene fino a cinque anni per reati sia comuni che politici e militari, commessi durante l’occupazione nazifascista. Erano inizialmente esclusi i crimini più gravi e le persone con elevate responsabilità di comando. In tal modo veniva consentito il reintegro nella vita civile dei “fascisti minori”.

Il provvedimento era ispirato da “buone intenzioni”: contribuire alla pacificazione del paese ed evitare una nuova guerra civile. L’Italia aveva bisogno di imboccare con rapidità la strada del nuovo processo democratico e, nelle intenzioni di Togliatti e del primo governo di “unità nazionale” postbellico, integrare nella società e nel mondo del lavoro autori di “reati minori” era considerata come conditio sine qua non.

Nonostante le intenzioni originarie, il decreto si tradusse ben presto in un ampio “colpo di spugna”. A causa della sua successiva estensione e interpretazione, l’amnistia portò alla scarcerazione e all’assoluzione di migliaia di ex fascisti e collaborazionisti coinvolti in reati anche molto gravi. Molti dei processi aperti nelle Corti d’Assise straordinarie vennero di fatto vanificati, un esito che ha reso l’amnistia uno dei provvedimenti più discussi e controversi della storia repubblicana italiana. Le maglie dell’amnistia si ampliarono successivamente con De Gasperi, una volta rapidamente estromessi comunisti e socialisti dal governo del Paese.L’amnistia si trasformò in un ampio perdono generale. Molti ex gerarchi, torturatori e membri della Repubblica Sociale Italiana (RSI) beneficiarono della scarcerazione, suscitando forti polemiche.

Intellettuali e giuristi come Piero Calamandrei criticarono aspramente il provvedimento, definendolo un clamoroso errore che impedì un reale accertamento giudiziario dei crimini fascisti.

Giorgio Almirante e la nascita del MSI

Uno dei beneficiari più illustri di questo ampio provvedimento di clemenza fu Giorgio Almirante che, durante la Repubblica Sociale Italiana (RSI), ricoprì il ruolo di Capo di gabinetto al Ministero della Cultura Popolare, distinguendosi per una forte attività di propaganda. Nel 1938 Almirante ricoprì il ruolo di segretario di redazione e autore della rivista quindicinale La Difesa della Razza, che costituì il principale strumento di propaganda dell’antisemitismo e delle leggi razziali fasciste, adottate dal regime nello stesso anno. Le farneticanti tesi promosse dalla rivista e dallo stesso Almirante puntavano al riconoscimento della superiorità della razza italiana come “razza ariana” e alla discriminazione e persecuzione degli ebrei. Le leggi razziali fasciste del 1938 fecero così da anticamera per la deportazione di cittadini italiani ebrei nei campi di concentramento del Terzo Reich.

Nel dicembre del 1946 Almirante fu tra i fondatori del Movimento Sociale Italiano, partito nel quale confluirono molti reduci della RSI e del disciolto Partito Nazionale Fascista. Il partito adottò la Fiamma Tricolore come simbolo. Si ispirava chiaramente alla Repubblica Sociale Italiana ed al fascismo ma, ciononostante, non fu mai sciolto, in barba alla XII Disposizione transitoria e finale della Costituzione, che vieta la ricostituzione, in qualsiasi forma, del Partito Nazionale Fascista. Fratelli d’Italia a sua volta, come noto, si ispira al Msi, conservadone il simbolo.

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