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Con Nova il Movimento 5 Stelle si muove in 100 piazze italiane per elaborare il programma della coalizione progressista. Il Salento si è incontrato a Gallipoli.

Manuel M Buccarella

Si è tenuta tra sabato e domenica 16 e 17 maggio in 100 “piazze” italiane l’iniziativa promossa da Nova – Voce all’Italia, “Cosa deve fare il governo della coalizione progressista nei prossimi cinque anni per migliorare la vita delle italiane e degli italiani?”.

L’iniziativa è stata lanciata su tutto il territorio nazionale da Movimento 5 Stelle per scrivere e costruire dal basso il programma di governo della coalizione progressista o, quanto meno, quello del Movimento 5 Stelle.

La provincia di Lecce è stata convocata sabato scorso a Gallipoli presso l’Antica Masseria Li Sauli. Una libera assemblea composta da ben 180 persone (dovevano essere 100 inizialmente), coordinate da Iunio Valerio Romano, già parlamentare M5S, che si sono riunite, tra sessione mattutina e pomeridiana, in ben 14 tavoli tematici, nei quali sono stati affrontati diversi importanti temi ed elaborate proposte anche di indirizzo politico e legislativo. I tavoli sono stati incentrati su temi come la disabilità e la sanità, il turismo, la politica estera, la legalità, tecnologie e cybersicurezza, trasparenza ed etica amministrativa, sport, giovani, disagio giovanile e servizi di psichiatria pubblica, finanza pubblica, cannabis e liberalizzazione droghe leggere, sicurezza pubblica, animalismo, lavoro etc.

Ho partecipato personalmente a due tavoli, introducendo il primo, quello relativo a Politiche sulla Disabilità, violenza sulle donne e fragili. Il gruppo ha avviato la sua discussione partendo dalla riflessione del convocatore del tavolo, che propone, sul modello di altri paesi europei, una legge sul “Caregiver”, che sia davvero penetrante. Opportunità pensionistiche, lavorative e di permessi per chi ha figli disabili, per non dover condizionare la vita lavorativa o peggio perdere il lavoro o la carriera per poter sopperire all’assenza dell’assistenza sanitaria nei confronti del congiunto.Durante il confronto è emerso come il tavolo sia apparso molto concorde sul punto programmatico suddetto, tanto che viene sollecitata una inversione del paradigma del tema, per parlare non solo di denaro o finanziamenti ma anche di cure, tempo, ascolto, capacità di alleviare i problemi dei disabili. Un salto di qualità per cui il disabile deve diventare punto caratterizzante il programma di governo. Una inclusione vera e non vuota, che consenta ai disabili di sentirsi quanto piu vicini alla abilità, alla possibilità di essere abili.Occhi puntati, poi, sul sostegno ai bambini con diabete di tipo 1, molto indietro nei diritti rispetto ad altri.Il tavolo poi propone il censimento degli alunni che utilizzano effettivamente il linguaggio LIS, il monitoraggio dei sordi effettivi che hanno bisogno di questi servizi, ma anche il miglioramento della legge sul collocamento mirato per evitare che le aziende continuino con una piccola multa ad aggirare il “problema” volutamente tra virgolette di dover assumere delle quote di disabili.Allo stesso modo si chiede la modificazione e integrazione del “Codice Rosso” con l’allargamento delle funzioni del braccialetto elettronico con dispositivi ovviamente invisibili anche alla vittima di violenze, in modo che sappia costantemente dove si trova il suo aggressore, dove si trova il pericolo.Il tavolo ha poi concordato, dopo alcuni passaggi generici a piu voci, sull’introduzione della educazione sessuale e affettiva nelle scuole, nell’integrazione delle vittime di violenza con un canale privilegiato nel mondo del lavoro, nell’aumento del fondo sanitario a beneficio di personale e servizi di qualità e nell’implementazione del registro delle malattie tumorali o rare oltre a quelle croniche.

Ho inoltre partecipato al tavolo SPORT, POLITICHE GIOVANILI E
D’INCLUSIONE, SALUTE MENTALE (LEA DM 77) convocato da Claudio Leanza. Lo sport non dovrebbe essere solo legato allo spettacolo e alla competizione, ma si dovrebbe promuovere la sana partecipazione sportiva di tutti, con l’incremento di locali dediti all’aggregazione,soprattutto giovanile. La discussione si apre con l’intervento di un addetto ai lavori, un insegnante di educazione fisica che al momento nella scuola è spesso soppiantato dai tecnici del Coni. Si chiede una riqualificazione della figura del docente di educazione fisica, che venga considerato prioritario sui tecnici,eventualmente con la creazione di un albo da cui attingere.A proposito di figure professionali, si sottolinea che nell’U.E. esiste la regola che qualsiasi periodo lavorativo venga conteggiato, in Italia no. Si chiede una legge che elimini il tetto minimo di contributi ai fini pensionistici, perché i nostri giovani possano ricevere una pensione. Si è discusso anche del disagio giovanile. L’uso di sostanze chimiche, in particolare cannabis “tagliata” spesso risveglia forme di disturbo bipolare o schizofrenia latenti nei ragazzi,peggiorando notevolmente la situazione generale. Cepsia e Cim hanno pochissimi operatori specializzati che, per tanto, non sono in grado di seguire tutti. Le famiglie sono tartassate anche per via delle alte tariffe degli psicologi privati.Si propone di incentivare sanità e scuola, continuando a rafforzare i presìdi che sono maggiormente a contatto con i giovani e con il loro disagio. Si chiede di incrementare i fondi.Esiste un piano nazionale sulla salute mentale, ma come sempre i fondi sono appoggiati a quelli del SSN. Invece, si chiede di istituire dei fondi specifici, definiti dai LEA. E’ necessario ridefinire i livelli essenziali di assistenza ed i loro indicatori.

Essendo il tessuto sociale costituito da molte persone anziane e con varie patologie, in questo modo si riuscirebbe a dare di nuovo respiro al sistema sanitario nazionale. Parte dei servizi vengono forniti dal Comune e questo non è giusto, c’è uno scollamento tra la parte sanitaria e la parte socio-sanitaria. E’necessaria, inoltre, una figura di contatto, che possa utilizzare i soldi risparmiati nell’altro ambito. Il DM77 voleva riorganizzare tutta la filiera, ma non ha funzionato, i medici non vogliono andare a lavorare nelle case di comunità. Si propone di sfruttare la telemedicina e rivedere il decreto in funzione dei modelli territoriali che sono molto diversificati.

Riguardo al calo di natalità, non esiste un grande ricambio generazionale, purtroppo. Sono necessari per tanto aiuti concreti alle famiglie, come prezzi calmierati per le analisi biologiche, congedi parentali equiparati e supporti aziendali alle neomamme, perché le coppie si sentano supportate e decidano di creare famiglia.

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