Dalla pagina Facebook del giornalista e politico Corradino Mineo
È veramente cosa bella e giusta che Giorgia Meloni abbia detto, con offensivo disprezzo, che quella di Ventotene non è la sua Europa. Perché è vero. Perché Ella rappresenta la minoranza che portò l’Europa in guerra, promosse leggi razziste, accompagnò bambini, donne, uomini nei campi di sterminio nazisti.
Dopo aver giurato sulla Costituzione -che quella storia ripudia senza appello- e dopo aver girato il mondo nel nome dell’Italia, non ha mai rinnegato quelle posizioni. E ora, nel momento del pericolo, quando il Presidente degli Stati Uniti le ripropone ed europei di destra e di sinistra provano a unirsi, se ne è vantata in Parlamento.
Ora posso dire che Giorgia Meloni non mi rappresenta. Come un turco democratico, o un curdo minacciato, può dire che Erdogan non lo rappresenta. Quando fa arrestare il sindaco di Istanbul che voleva sfidarlo alle prossime elezioni. Come un cittadino degli Stati Uniti, che difenda lo stato di diritto, aborra le deportazioni illegali, i licenziamenti per vendetta, la cancellazione delle parole, può dire che Trump non lo rappresenta. E un israeliano, che non lo rappresenta Netanyahu, il quale ha rotto la tregua, ucciso bambini, promesso un nuovo inferno ancora più infermo a Gaza. Per compiacere i suoi alleati fascisti, poter restare Primo Ministro ed evitare il processo per corruzione in patria, per crimini di guerra e contro l’umanità in Europa. Ma Netanyahu è stato eletto. Come lo sono stati Erdogan, Trump e Meloni.
Un voto popolare non cancella l’insieme delle leggi, la costruzione della convivenza tra uomini, habeas corpus, verità e storia. Questa è democrazia.“Indignatevi”, disse Stéphane Hessel, ex diplomatico francese e partigiano. Indignatevi, come nella prigione di Ventotene, si indignarono Altiero Spinelli e Ernesto Rossi, con l’aiuto di Eugenio Colorni e Ursula Hirschmann. Quando nel buio del 1941 immaginarono che l’Europa sconfiggesse nazisti e fascisti e si unisse in uno stato federale. Libero, democratico, giusto. E cacciate dai vostri cuori il riflesso che spinge ad ammirare il carceriere, a cercare alleanze nel campo avverso. Come fa anche oggi Travaglio, antico allievo di Montanelli, quando recupera Salvini che avrebbe costretto Meloni a schierarsi con la Pace -sarebbe più corretto dire con la Russia- anziché com l’Europa. Titolo: “La Lega disarma Meloni”. Editoriale che critica la manifestazione di Piazza del Popolo. Pagata, dice, dal comune di Roma, contro cui invoca l’intervento della Corte dei Conti.
Su quest’ultimo punto chi scrive si permette di obiettare a Mineo che la posizione di Marco Travaglio è stata da lui travisata. La “pace giusta” cui agogna Mineo e tanti altri e che contempla, per essere giusta, il ritiro della Russia dai territori occupati è scarsamente fattibile, in termini concreti. Pensare che i russi possano farlo spontaneamente è a dir poco irrealistico. Ciò presupporrebbe infatti, un impegno in armi ed in danari europei incredibili, per altro non facili da reperire in tempi brevi, e l’invio di centinaia di migliaia di uomini europei in Ucraina, non a garantire una tregua, ma a contrapporsi corpo a corpo ai soldati russi. Infatti, spiace dirlo, l’Ucraina la guerra l’ha persa, e con essa i cosiddetti partner.
La circostanza, infine, che Travaglio ed il Fatto pensino ad una convergenza con la Lega non ha alcun contenuto ideologico ma è improntata al buon senso di chi, con l’ appoggio di chi ci sta, di chiunque sia d’accordo, vuole porre fine a questa guerra.
Quanto ai danari eventualmente spesi dal Comune di Roma per sostenere i costi della manifestazione del 15 marzo, è il centrodestra che li avrebbe quantificati in 270mila euro, riservandosi di ricorrere alla Corte dei Conti per danno erariale. Non sarà dunque Travaglio a ricorrere alla Corte, che ha semplicemente stigmatizzato la circostanza che la manifestazione, secondo gli organizzatori, nasceva senza bandiere ed implicazioni politiche e partitiche (il Comune di Roma è guidato da una giunta di centrosinistra).
