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CUBA: L’ISOLA AL LIMITE

Lavinia Marchetti

Cuba, primavera 2026. l’asfissiante embargo Usa che tiene in ostaggio 9 milioni di cubani.

Articolo completo qui: https://laviniamarchetti.substack.com/p/cuba-lisola-al-limite

Le pentole, prima. Poi le grida. Poi i mucchi di immondizia incendiati agli angoli delle strade di Playa, frutto del crollo della raccolta dei rifiuti, e infine, più tardi, verso le quattro del mattino, un fumo nero e basso che resta a galleggiare sull’Avana come una nebbia chimica. È martedì 13 maggio 2026, sono passate venti ore senza elettricità. Rodolfo Alonso, residente del quartiere, ne ha contate ventidue da quando ha sentito la moglie sospirare nel buio del cucinino: lo racconterà il giorno dopo con la calma quasi affettuosa di chi è troppo stanco per protestare ancora.

«Abbiamo iniziato a battere sulle pentole per vedere se ci davano almeno tre ore di luce. Tutto qui» (Reuters, ripresa da The Guardian, 14 maggio 2026).Tre ore di luce. Non la fine dell’embargo. Tre ore di luce, per tenere acceso il ventilatore mentre la temperatura supera i trentacinque gradi e i pochi alimenti rimasti nei frigoriferi cominciano a fermentare (Financial Times, 14 maggio 2026).

È questo, oggi, l’orizzonte rivendicato dai cubani: una richiesta che, se la si pronuncia ad alta voce a Parigi, a Milano, a Madrid, o a Roma, suonerebbe come una bestemmia, noi che passiamo dal riscaldamento al climatizzatore senza mai trovare la temperatura “ideale”.

L’indomani, 14 maggio, davanti alle telecamere della tv di Stato, il ministro dell’Energia e delle Miniere Vicente de la O Levy pronuncia la frase che chiude un ciclo lungo settant’anni. Frase definitiva: «Non abbiamo assolutamente nulla di combustibile, assolutamente nulla di diesel». E aggiunge, con una franchezza concessa soltanto nei rari momenti di rovina, l’unica chiave per leggere il presente: «Abbiamo zero riserve».Per la prima volta dal 1962, il governo cubano ammette davanti al mondo che il serbatoio dell’isola è asciutto. Non ci sono trucchi statistici, illusioni di resistenza o quella mitologia del «periodo speciale» da spiegare al popolo come un secondo Moncada. Alla fine resta solo una rete elettrica nazionale che, per ventidue ore al giorno, restituisce ai cubani lo stesso buio che la teneva insieme nei mesi del 1991 quando l’Unione Sovietica era appena implosa e la canna da zucchero era ancora moneta corrente. Fidel Castro chiamava il vuoto «periodo speciale in tempo di pace». Oggi, di quel vuoto, resta soltanto il vuoto ancora più vuoto, perché sembra mancare un orizzonte. La differenza è che allora la causa era il crollo improvviso di un alleato, oggi è il cerchio che si stringe attorno a chi ostinatamente ha provato a resistere.

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