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Democrazia Sovrana Popolare si spacca. Toscano mette Rizzo in minoranza. Il congresso romano sancisce la rottura nel partito: approvata la linea contraria a intese con il centrodestra e con Futuro Nazionale. Marco Rizzo non partecipa e annuncia un proprio congresso a ottobre.

La frattura dentro Democrazia Sovrana Popolare è ormai pubblica e sembra destinata a produrre una separazione definitiva tra i due principali riferimenti politici del partito, Marco Rizzo e Francesco Toscano. La rottura si è consumata durante il congresso romano del 26 luglio, al quale l’ex esponente comunista non si è presentato. L’assemblea ha approvato quasi all’unanimità la linea sostenuta da Toscano, fondata sul rifiuto di qualsiasi alleanza, sia con il centrodestra sia con Futuro Nazionale. L’esito del congresso ha quindi certificato la posizione minoritaria di Rizzo all’interno del partito e aperto una fase di scontro politico destinata a proseguire nei prossimi mesi.

Il presidente di Dsp, Francesco Toscano, calabrese di Reggio, ha diffuso, all’ indomani del congresso romano, un comunicato stampa ove, facendo riferimento appunto al congresso che avrebbe visto la partecipazione di oltre 500 persone provenienti da ogni angolo d’Italia per ribadire una linea politica, riferisce che sono state confermate “le nostre intenzioni iniziali, impreziosito dalla presenza di illustrissimi ospiti italiani e stranieri, arriva la fuga di Marco Rizzo. Paventando fantomatici possibili scontri, che sicuramente non fanno parte del nostro ethos, Rizzo riconosce di fatto di non essere in sintonia con il popolo di Democrazia Sovrana Popolare che in questi anni lo ha sostenuto con grandissima generosità e intensità. L’agibilità politica di Rizzo in questi ultimi anni è stata il risultato dell’impegno di una comunità che il 26 luglio ha chiesto di vedere rispettata una linea politica che non cede di fronte all’opportunismo di tipo elettoralistico. Rizzo invece preferisce abbandonare e dimenticare questa comunità solo perché, evidentemente, finito in minoranza. Anziché accettare il risultato di un Congresso libero e democratico, che ha volutamente e irresponsabilmente disertato, decide di andare via, una volta resosi conto che non era possibile soffocare la passione e il sentimento della base di Democrazia Sovrana Popolare attraverso un tentativo di colpo di mano partorito e realizzato insieme a quattro amici nel buio di una stanza”.”Attendiamo dunque, quale minima dimostrazione di coerenza, le consequenziali dimissioni formali di Rizzo e di tutti coloro che hanno già pubblicamente aderito al suo ennesimo nuovo progetto politico, sapendo però che il legame di responsabilità con una base che fino a ieri l’ha sostenuto in ogni modo, pagando anche una quota associativa, non può essere cancellato dalla sera alla mattina rilanciando in maniera così estemporanea nuovi simboli che abiurano il nostro vissuto”.

Negli scorsi giorni la figura di Marco Rizzo era stata associata a quella del generale Vannacci, anche se allo stato non vi sarebbe – almeno per ora – alcun accordo elettorale tra i due.

È stata dunque approvata quasi all’unanimità la mozione presentata da Francesco Toscano con il seguente ordine del giorno:

1) Conferma delle linea politica che prevede una assoluta impossibilità di convergenza elettorale con i due poli principali o con il generale Vannacci.

2) Approfondimenti collettivi rispetto a possibili interlocuzioni propedeutiche a future alleanze con movimenti e/o partiti – estranei ai due poli di finta destra e finta sinistra – che condividano con noi l’importanza di:2a. favorire il consolidamento del mondo multipolare; 2b. la disarticolazione della Ue e della Nato; 2c. sensibilità e piena solidarietà al popolo palestinese oppresso; 2d. Conferma della linea politica economica keynesiana in favore delle classi disagiate, di contrasto all’immigrazione incontrollata usata come leva di abbassamento salariale e all’impoverimento del ceto medio.

Francesco Toscano e Marco Rizzo
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