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Dietro l’imboscata ad Andrea Pirlo un articolo non firmato de Linkiesta e l’Azione di qualche politicante russofobo

Emanuele Maggio

Sembra incredibile, ma in queste ore alcuni esponenti politici che a malapena raggiungono il 2% dei consensi, hanno di fatto posto un veto ideologico alla nomina di Andrea Pirlo come CT della Nazionale Italiana di Calcio.

Sembra incredibile, però, solo a chi negli ultimi anni ha vissuto sulla luna. Da tempo, nell’Unione Europea, la guerra alla Russia è considerata più importante dell’economia. Figuriamoci della democrazia. O del “senso delle istituzioni”, anche sportive.

Cosa è accaduto allora? Ebbene, una nota cellula militante vicina agli ambienti del suprematismo occidentalista, che si presenta in forma di giornale e ha per nome “Linkiesta”, ha pubblicato un articolo non firmato in cui ha segnalato la collaborazione di Andrea Pirlo con Fonbet, società russa di scommesse sportive.

Secondo Linkiesta, non sarebbe opportuno nominare CT della Nazionale una figura che, come migliaia di cittadini italiani, intrattiene rapporti commerciali legittimi con aziende russe.

All’appello hanno fatto eco l’immarcescibile Pina Picierno (già allontanata dal PD per i suoi rapporti con lobby israeliane di estrema destra) e il Feldmaresciallo Carlo Calenda, che della crociata antirussa ha fatto una vocazione (ma solo dopo l’invasione dell’Ucraina, mentre l’invasione della Crimea gli andava bene, quando da ministro promuoveva e siglava accordi miliardari con gli “oligarchi” di Putin).

Questa azienda russa, Fonbet, ha legami diretti o indiretti con il governo russo? No.
Svolge azioni di propaganda per conto del governo russo? No.
È stata inserita nelle liste nere europee delle aziende russe collaterali al governo? No.
Questa collaborazione commerciale di Andrea Pirlo viola qualche legge italiana o comunitaria? No.

In aperto disprezzo del fondamentale articolo 3 della nostra Costituzione, l’unica colpa rimproverata a questa azienda risiede nella sua nazionalità: è russa.

Linkiesta e la Picierno hanno provato a presentare una più specifica argomentazione per non essere accusati di discriminazione, ma il tentativo appare un po’ debole. Nel comunicare pubblicamente l’accordo con Andrea Pirlo, Fonbet avrebbe sottolineato con orgoglio la rottura del suo isolamento internazionale, e questo è stato percepito dai Nostri come una sfida geopolitica esplicita all’embargo europeo.

Ma un’azienda che non ha ricevuto alcuna sanzione, che non è considerata un “asset” del governo russo, e che in precedenza era stata silurata senza motivo da club europei importanti, ha tutto il diritto di lamentare un’ingiusta discriminazione, e di salutarne la fine con l’ingaggio di una star del calibro di Andrea Pirlo.

Questa discriminazione rientra nel generale clima antirusso dell’Unione Europea, e agli occhi dell’opinione pubblica soffre di un antipatico doppio standard: perché la stessa discriminazione non viene operata nei confronti di aziende israeliane e statunitensi, siccome i governi israeliani e statunitensi agiscono in aperta violazione del diritto internazionale?

E così Pina e Carletto, insieme alla brigata militante de Linkiesta (con cui collabora il marito della Pina) si sono lanciati in questa ennesima gloriosa battaglia. Un Paese sovrano li avrebbe semplicemente ignorati, o al massimo segnalati alle autorità.

Ma poteri più grandi sono coinvolti, e più grandi equilibri di forze che stanno ridisegnando la mappa del mondo. Il rilancio mediatico di queste minoranze guerrafondaie è stato imponente, tanto da farle sembrare maggioranze a occhi disattenti.

Disattenti non sono gli occhi di Giovanni Malagò, il quale sa benissimo di non essere sotto la pressione di maggioranze, o dell’opinione pubblica, ma di minoranze prive di consenso. Minoranze, però, che contano.

Il suo telefono ha squillato molto e l’uomo, il Malagò, che mi sembra capace nel suo mestiere, non sembra però avere la spina dorsale per rimarcare l’assoluta indipendenza dell’organo che rappresenta.

È probabile che Paolo Maldini possa invece considerare poco dignitoso dover sacrificare la sua prima decisione da Direttore Tecnico agli ordini di scuderia di ambienti politici, e che possa dunque dimettersi – con tutti i danni che questo comporta per il nostro movimento calcistico già disastrato.

Insomma, questo è fondamentale capire: la discriminazione delle aziende russe, anche quelle innocenti e del tutto estranee al governo russo, è vista, da questi ambienti bellicisti, come una forma di pressione economica e sociale nei confronti di Putin, per generare malcontento interno e instabilità politica. Non è una mia speculazione, ma un obiettivo esplicitamente rivendicato da queste frange estremiste.

Si colpiscono le popolazioni, la società civile, cittadini e imprese russe con la giustificazione di un fine superiore più importante. Una guerra contro la popolazione civile. In gergo tecnico: una guerra sporca.

Non solo si pretende che un calciatore/allenatore come Andrea Pirlo rinunci ai suoi legittimi affari e sposi la causa della guerra alla Russia, ma si pretende anche che sposi la causa della guerra sporca, la guerra alle popolazioni, la guerra ai civili: colpire cittadini e aziende innocenti, danneggiarli nella speranza che si stanchino della guerra e di Putin.

Da oggi ci viene detto questo: chi rifiuta di condurre una guerra sporca contro una popolazione civile non può allenare la Nazionale Italiana di Calcio.

Figuriamoci se può fare il giornalista, il professore, il magistrato, l’attivista, l’artista.
Siete tutti avvisati.

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