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Dopo la distrazione di massa dell’esenzione dal bollo, ecco i rincari per le prestazioni sanitarie nazionali

Manuel M Buccarella

Mentre il governo Meloni si barcamena per lanciare qualche caramellina all’elettorato, tipo la ridicola e parziale esenzione dal pagamento del bollo per le utilitarie nel 2027, dovendo anche rientrare dal deficit al 3,1% nel rapporto con il Pil, ecco la sorpresina che riguarda proprio il martoriato campo della sanità pubblica italiana. Dopo le lunghe attese per una tac o per altre prestazioni ordinarie presso il servizio sanitario, dal 21 settembre è entrato in vigore infatti il nuovo tariffario nazionale relativo a una parte delle prestazioni erogate dal Servizio sanitario nazionale. La revisione interessa 448 prestazioni di specialistica ambulatoriale e 222 codici dell’assistenza protesica, che comprendono visite mediche, esami diagnostici, procedure ambulatoriali e dispositivi destinati alle persone con disabilità.

L’aumento medio delle tariffe interessate dalla revisione è stimato intorno al 5,8%, ma le variazioni sono molto diverse a seconda della prestazione. Tra gli incrementi più rilevanti ci sono:1) l’agoaspirato della mammella, che passa da 31,25 a 36,50 euro;2)la prima visita cardiologica con elettrocardiogramma, da 33,60 a 38 euro;3)molte prime visite specialistiche subiranno invece un incremento di 1 euro, con il passaggio da 25 a 26 euro (sono quelle neurologiche, ginecologiche, ortopediche, pneumologiche, endocrinologiche e gastroenterologiche);4) la prima visita oculistica sale da 25,80 a 26,80 euro, quella dermatologica o allergologica da 25,40 a 26,40 euro e quella otorinolaringoiatrica da 26,20 a 27,20 euro;5) ritocchi più contenuti riguardano, invece, prestazioni molto diffuse: la spirometria semplice aumenta da 24 a 24,90 euro, l’elettrocardiogramma da 11,60 a 12,05 euro e il prelievo venoso da 3,80 a 4,30 euro.

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