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E mentre ad Ankara si svolge la pantomima Nato, i derivati speculano sugli indici delle aziende belliche. Guerra e riarmo fruttano grandi affari

Alessandro Volpi

Mentre ad Ankara continua la trasformazione della diplomazia in una soap opera di pessima fattura, i grandi gestori finanziari continuano a lucrare sui venti di guerra.

Esistono almeno due prodotti finanziari direttamente legati alle scommesse sul riarmo Nato.

Il primo è il Future of Defence UCITS ETF, denominato appunto “indice Nato”, che è un fondo quotato (anche su Borsa Italiana) destinato a replicare l’indice EQM Future of Defence dove compaiono aziende che traggono almeno il 50% dei ricavi da contratti militari o di cyber-sicurezza con paesi membri della NATO o suoi alleati stretti.

Il secondo è il Themes Transatlantic Defense ETF, un altro ETF (quotato sul NASDAQ) che segue il Solactive Transatlantic Aerospace and Defense Index, focalizzato sulle aziende della difesa del blocco atlantico.

Dal 2022 sono cresciuti ogni anno in media del 22%, al seguito delle continue dichiarazioni di guerra, e aspettano nuovi impegni di aumento delle spese Nato per correre ancora.

Naturalmente non mancano nei portafogli dei super ricchi.

The show must go on!

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