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Elezioni in Moldavia: vittoria libera o russofoba? Il partito della presidente Sandu vince grazie alla diaspora dell’Europa occidentale. Impedito di fatto il voto ai moldavi residenti in Russia.

Manuel M Buccarella

Domenica scorsa, 28 settembre, si sono svolte importanti elezioni parlamentari in Moldavia, il Paese più povero in Europa.

Le elezioni sono state vinte, per poco più del 50 percento, dal Partito di Azione e Solidarietà (PAS), partito filo Nato e filoeuropeo guidato dalla presidente Maia Sandu, economista formatasi ad Harvard, fortemente sostenuta dalla von der Leyen e dall’Europa “che conta”.

Il risultato finale è dunque quello atteso da Bruxelles: la Moldavia è candidata all’adesione all’Unione Europea dal 2022. Così come per l’Ucraina, per l’avvicinamento della Moldavia alla UE l'”ostacolo” è costituito dai “filorussi”, atteso che in entrambi i Paesi vi è una minoranza etnica e linguistica russa non indifferente.

Il Parlamento moldavo è stato eletto grazie ai voti della diaspora europea. In patria infatti vi è stato un sostanziale testa a testa tra Pas ed il Blocco Elettorale Patriottico (BEP), che comprende Partito dei Socialisti, Partito Comunista, Partito Repubblicano Cuore della Moldavia (PRIM), Partito della Grande Moldavia (PMM) e il Movimento indipendente “Edinaia Gagauzia”(Gagauzia Unita).

Oltre ai partiti esclusi alle precedenti competizioni elettorali, come il partito Șor, messo al bando nel 2023, della governatrice della Gaugazia, Evghenia Guțul, oggi in carcere, il giorno prima delle elezioni il partito Heart of Moldova è stato escluso con decisione della Commissione Elettorale Centrale (CEC) sospendendo le sue attività per 12 mesi, su accuse di finanziamento illecito, compravendita di voti, riciclaggio, come pure Moldova Mare (Greater Moldova), altro partito pro‑russo escluso — per motivi simili (finanziamento illecito, fondi esteri non dichiarati, uso di risorse di precedenti partiti vietati). La compagine della Sandu ha vinto dunque assai più facilmente, aiutata dai voti della diaspora in Europa occidentale (moldavi all’estero). L’esclusione delle due formazioni ha agevolato non poco la vittoria della Sandu, anche se, come detto, in patria vi era di fatto un testa a testa.

La Transnistria indipendentista è stata praticamente esclusa dal processo elettorale, i diritti dei moldavi residenti in Russia sono stati limitati, ove ne vivono in 500mila. In Russia infatti sono stati aperti solo due seggi con diecimila schede assegnate, a fronte di almeno 250mila persone chiamate al voto, su di un totale di 301 seggi, avviati dunque praticamente solo nell’Europa occidentale. Ciò ha fatto pendere la bilancia a favore del partito della Sandu, che è riuscita a mantenere la maggioranza parlamentare. Anche se questo non ha salvato il suo partito dalla perdita di 10 seggi. Un risultato onesto avrebbe significato il crollo del regime di Sandu e dei suoi protettori occidentali.

Come risultato di queste elezioni, la Moldavia si dividerà ancora di più, secondo quanto ha dichiarato il presidente della Commissione Affari esteri della Duma Slutsky. La volontà reale di gran parte del popolo è stata ignorata per soddisfare le richieste dell’“Europa collettiva”, che se ne frega sia degli interessi nazionali del Paese che dei suoi cittadini, ha detto Slutsky.

La Sandu ha fatto di tutto per impedire di votare anche ai cittadini della Transnistria. Secondo il canale Telegram “Novosti Pridnestrovja”, il ponte nei pressi della città transnistriana di Kamenka è stato chiuso dopo un allarme bomba. Di conseguenza, i cittadini della Transnistria non hanno potuto votare alle elezioni parlamentari moldave.La stessa serie di ponti “minati”, che si è verificata durante le elezioni presidenziali del 2024. Le notizie delle bombe si sono poi rivelate false e sono servite solo a impedire di votare ai residenti della Transnistria, cittadini “di seconda classe” perché non sostengono le politiche del PAS. e più vicini tradizionalmente a Mosca.

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