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GASLIGHTING COLLETTIVO: LA PROPAGANDA DELLA REMIGRAZIONE

Lavinia Marchetti

LA VORAGINE DA CENTOSESSANTAQUATTRO MILIARDI

Si pronunciano con leggerezza parole come remigrazione, rimpatrio di massa, deportazione, come se bastasse aprire una porta e spingere fuori cinque milioni di persone. I numeri raccontano cosa resterebbe nella stanza. I lavoratori immigrati producono l’8,8 per cento del prodotto interno lordo italiano (senza calcolare il sommerso, che è enorme), centosessantaquattro miliardi di euro, una somma che vale parecchie volte l’intera manovra di bilancio di un anno. Versano 10,1 miliardi di euro di Irpef e lasciano allo Stato un saldo positivo di 1,2 miliardi fra le tasse che pagano e i servizi che ricevono. Cancellarli all’improvviso aprirebbe nell’economia una voragine più profonda di qualunque crisi recente. Nessuna recessione del passato ha mai sottratto in un colpo solo un decimo della ricchezza nazionale. I cantieri si fermerebbero, dato che gli stranieri reggono oltre il quindici per cento del valore prodotto nelle costruzioni. La favola della deportazione promette di restituire un paese agli italiani, e disegna in realtà un paese che si amputa una gamba per castigare il piede. Chi sogna di espellere la manodopera che lo nutre confonde il proprio sostentamento con un assedio, e prepara la propria rovina battezzandola come riconquista (di che?).Cfr. Fondazione Leone Moressa, Rapporto annuale sull’economia dell’immigrazione 2024 (dati 2023).IL PARASSITA CHE TI PAGA LA PENSIONEL’accusa più ripetuta dipinge lo straniero come un peso che vive a nostre spese. La contabilità della previdenza la rovescia con precisione. I lavoratori immigrati versano all’INPS circa 10,8 miliardi di euro di contributi l’anno e ne ricevono indietro, sotto forma di pensioni, appena 1,2 miliardi, perché sono giovani e i pensionati stranieri restano meno dell’uno per cento del totale. La differenza, quasi dieci miliardi l’anno, paga le pensioni degli italiani. Lo stesso INPS ha avvertito che senza l’apporto migratorio i conti previdenziali scivolerebbero verso un rosso crescente, stimato in decine di miliardi entro il 2040. Il pensionato che inveisce contro l’immigrato al bar incassa l’assegno, soprattutto grazie ai contributi di un bracciante o di una badante che in questo paese non andranno mai in pensione. La macchina del risentimento compie il suo capolavoro proprio qui. Convince il vecchio italiano a odiare il giovane straniero che lo mantiene, e gli fa scambiare per nemico chi versa i soldi del suo assegno e non chi lo affama dall’alto, magari alla pompa di benzina o al supermercato. Espellere quei contribuenti farebbe crollare il bilancio invece di alleggerirlo, e la prima vittima sarebbe chi oggi applaude la loro cacciata.Cfr. INPS, dati sui contributi dei lavoratori stranieri; Fondazione Leone Moressa, Rapporto 2024.IL BRACCIO DI SATNAM SINGHIl cibo che con orgoglio chiamiamo made in Italy nasce in larga parte da mani straniere. Nei campi lavorano circa trecentoquattordicimila braccianti immigrati, e quasi un prodotto agricolo su due viene raccolto da loro, per una paga media di novemilasettecento euro l’anno, spesso sotto il ricatto del caporale. Il 19 giugno del 2024, a Borgo Santa Maria vicino a Latina, un bracciante indiano di nome Satnam Singh venne trascinato da un macchinario privo di protezioni che gli amputò un braccio. Il suo datore di lavoro, invece di chiamare i soccorsi, lo caricò su un furgone e lo abbandonò morente davanti a casa, con l’arto reciso posato accanto a lui dentro una cassetta della frutta. Morì due giorni dopo. La sua storia mostra il prezzo umano nascosto dentro la cassetta di pomodori che paghiamo pochi centesimi. Chi invoca la deportazione dei migranti immagina che gli scaffali resterebbero pieni per virtù propria, trascendente. Senza quelle braccia il raccolto marcirebbe nei campi, perché quasi nessun italiano starebbe sotto il sole 12 ore chinato a rischio della vita per pochi euro al giorno. Il vanto gastronomico nazionale scoprirebbe di poggiare sulle stesse persone che vorrebbe espellere. Si disprezza chi raccoglie il pane, e nello stesso tempo si pretende di continuare a mangiarlo.Cfr. CREA e Coldiretti sul lavoro straniero in agricoltura; sulla morte di Satnam Singh (Latina, 19 giugno 2024).LE MANI CHE REGGONO I NOSTRI VECCHIL’Italia invecchia più in fretta di quasi tutti gli altri paesi, e affida la cura dei suoi anziani in gran parte a donne straniere. Le badanti hanno superato nel 2024 la metà dei lavoratori domestici regolari, e la grande maggioranza di chi assiste i non autosufficienti viene da fuori, in gran parte dall’Europa orientale e dalle Filippine. Si calcola che entro il 2029 serviranno oltre due milioni di lavoratori domestici, dei quali quasi tre badanti su quattro dovranno essere straniere, perché gli italiani non bastano e rifiutano quel mestiere. Dietro ciascuna di queste cifre c’è un vecchio lavato e vegliato di notte da una donna che ha lasciato i propri figli in un altro paese per accudire i nostri genitori. La retorica della remigrazione promette di rispedirla a casa, e tace su chi resterebbe accanto al letto di nostra madre. Espellere le badanti scaricherebbe di colpo sulle famiglie italiane, e soprattutto sulle figlie, un carico di assistenza che lo Stato non garantisce e che nessun mercato saprebbe coprire. Si vorrebbe cacciare la mano che stringe la mano di chi muore, salvo poi stupirsi della solitudine in cui i nostri vecchi verrebbero abbandonati.Cfr. Osservatorio DOMINA e INPS sul lavoro domestico (2024); proiezioni del fabbisogno al 2029.LA CULLA VUOTAChi teme la cosiddetta sostituzione etnica dovrebbe fissare benei numeri della riproduzione. Dio, patria, famiglia, sì, ma “fino a un certo punto” (Cit.). Nel 2024 in Italia sono nati 369.944 bambini, il numero più basso da quando esiste lo Stato unitario, con una media di 1,18 figli per donna. La popolazione cala, e cala più lentamente solo perché l’immigrazione tampona il vuoto lasciato dalle culle deserte. Le donne straniere mettono al mondo in media 1,81 figli, contro 1,11 delle italiane, e sono spesso loro a riempire le aule delle scuole che altrimenti chiuderebbero. Il paese che paventa l’invasione si sta spegnendo da sé, per denatalità, e resta in vita grazie agli stessi stranieri che vorrebbe deportare. Mandarli via di colpo accelererebbe il collasso demografico e consegnerebbe agli italiani un paese più vecchio e più solo. La fantasia della deportazione si rivela così un suicidio nazionale travestito da difesa. Un popolo che ha smesso di fare figli, scaccia chi ne fa e insulta chi lo mantiene lavora alla propria estinzione con lo zelo di chi si crede in salvo. La remigrazione che molti invocano somiglia all’uomo che, per scaldarsi, dà fuoco ai suoi vestiti.Cfr. ISTAT, indicatori demografici 2024 (nascite e fecondità); Fondazione Leone Moressa, Rapporto 2024.

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