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HEBRON (WEST BANK): È RESISTENZA E NON TERRORISMO

Manuel M Buccarella

Gli organi di informazione italiani, con la solita solerzia, a partire da Enrico Mentana nel suo Tg su La7, non hanno esitato a definire “terroristi” i due cittadini palestinesi Mohammad Jaaba e Firas Jaaba, di 27 anni originari di Hebron, che qualche giorno fa hanno fatto fuoco su di un checkpoint militare israeliano, causando la morte di due soldati dell’Idf ed il ferimento di altri cinque. I due giovani sono stati poi abbattuti dai militari israeliani.

I due giovani sono stati ritenuti affiliati ad Hamas. Hamas ha definito l’azione un’operazione “eroica” senza però rivendicarla. Il martirio dei giovani palestinesi ha dato l’opportunità al governo Netanyahu di dare vita ad una vera e propria operazione di rastrellamento ad Hebron.

Diverse fonti del diritto internazionale considerano giustificata la resistenza armata di un popolo contro uno Stato che ne occupi illegalmente il territorio. L’azione militare di due palestinesi che a Hebron, nella Cisgiordania occupata, hanno attaccato le truppe israeliane occupanti al prezzo della propria vita, è Resistenza e non terrorismo.

La reazione di Netanyahu, che ha organizzato la rappresaglia contro tutta la popolazione della Cisgiordania, è invece terrorismo di Stato. Le cose sono chiarissime giuridicamente e moralmente. “E il fatto che tutta la stampa e il palazzo italiani usino la parola terrorismo, per un’azione che ricorda quelle dei partigiani italiani contro i nazisti, è solo ulteriore complicità con il genocidio”, aggiunge giustamente Giorgio Cremaschi di Potere al Popolo.

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