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I danni del gasolio a 2,10 euro al litro.Il principale beneficiario dell’aumento è lo Stato

Alessandro Volpi

I danni del gasolio a 2,10 euro al litro.

Il principale beneficiario dell’aumento è lo Stato. Con l’accisa temporaneamente fissata a 53,29 centesimi e l’IVA al 22 per cento, circa 91 centesimi finiscono allo Stato. Rimangono quindi circa 1,19 euro per tutta la filiera industriale e commerciale. È una quota enorme di fiscalità, pari a circa il 43 per cento del prezzo pagato dall’automobilista.

Il dato ufficiale del Ministero dell’Ambiente mostra come la componente fiscale rappresenti una parte strutturalmente molto rilevante del prezzo dei carburanti.

Questo dato rappresenta un primo elemento chiaramente negativo perché Iva e accise sono imposte indirette che dunque gravano a prescindere dal reddito contribuendo a rendere il sistema fiscale italiano decisamente regressivo.

Per fronteggiare questo danno, lo Stato ha destinato ormai quasi 500 milioni nel solo 2026 che sono stati distribuiti in maniera regressiva, beneficiando tutti, ancora senza distinzione di reddito.

La parte rimanente dei 2,10 euro finanzia il petrolio, il diesel raffinato e tutta la filiera. Ma all’interno del prezzo industriale esiste oggi una rendita straordinaria legata soprattutto alla scarsità del diesel e agli eccezionali margini di raffinazione.

Una parte di questa rendita può trasformarsi in profitti delle compagnie e, successivamente, in dividendi e riacquisti di azioni. È a quel punto che una parte del valore arriva agli azionisti e ai grandi fondi finanziari.

Per trasformare in cifre questo peso si può sostenere che 1,19 euro della “filiera industriale”, oltre 30 centesimi siano destinati a remunerare gli speculatori finanziari e i grandi fondi finanziari, azionisti delle compagnie energetiche, a cominciare da Eni.

In estrema sintesi una parte enorme dell’aumento del gasolio va allo Stato attraverso pessime imposte come accise e Iva, decisamente inique, e un pezzetto alla grande finanza.

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