Manuel M Buccarella
Il Burkina Faso, guidato dal 2022 dalla giunta militare di Ibrahim Traoré, ha deciso di creare la sua prima raffineria d’oro statale. Questo significa che l’oro del Burkina Faso non sarà alla mercé delle multinazionali straniere, ma a servizio dello Stato e quindi dei cittadini. Traoré sta continuando nelle nazionalizzazioni per sottrarre le principali risorse economiche e naturali del paese dallo sfruttamento straniero di paesi e capitalisti stranieri, a partire dalla Francia, della quale il Burkina Faso è stato a lungo una colonia.
L’obiettivo dichiarato dal governo di Traoré è riportare sotto il controllo statale tutte le risorse minerarie del Paese e cacciare per sempre le multinazionali straniere. Questo per evitare che condizionino la vita politica del Paese, oltre ovviamente al saccheggio delle risorse naturali.
Ecco cosa ha dichiarato Traoré durante l’inaugurazione: “Le risorse naturali appartengono al popolo. Essi devono contribuire a migliorare le proprie condizioni di vita, nel rispetto dell’ambiente, della giustizia sociale e nell’interesse delle generazioni future.
Per troppo tempo, il sudore dei nostri lavoratori, l’impegno delle nostre comunità e le ricchezze del nostro sottosuolo hanno alimentato catene del valore costruite altrove. Oggi spezziamo questo legame di dipendenza. Il nostro oro non verrà più utilizzato per creare ulteriore valore per altri, per costruire le fortune altrui mentre la nostra gente resta nel bisogno”.
Nel 2025 aveva già nazionalizzato due miniere d’oro le cui licenze di esplorazione precedentemente erano detenute da sussidiarie della britannica Endeavour Mining e della società Lilium. Il governo ha revocato diverse licenze a compagnie occidentali e ha preso il controllo diretto di importanti miniere d’oro (tra cui Boungou e Wahgnion) trasferendole alla società statale SOPAMIB.
Il nuovo governo ha impresso una svolta nazionalista e panafricana, allontanandosi dalla Francia (ex potenza coloniale) e avvicinandosi ad altri partner come la Russia, oltre a formare l’Alleanza degli Stati del Sahel insieme a Mali e Niger. Sono stati sventati alcuni tentativi di golpe contro il governo, con la previsione anche dell’assassinio di Traoré.
Le politiche del governo danno molto fastidio alle potenze economiche e politiche occidentali, Francia in primis. Auguriamoci che Traoré non sia un nuovo Sankara, presidente socialista martire proprio del Burkina Faso, Mattei, Allende.
