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IL “MIRACOLO” MELONI? I NUMERI NON LO VEDONO

Da “Don Chisciotte” – Se vogliamo parlare davvero di “dati reali”, allora togliamo anche l’ultima dose di anestetico.Nel 2025 l’economia italiana è cresciuta appena dello 0,5%. L’Unione europea dell’1,5%. In pratica, mentre l’Europa correva già piano, noi siamo riusciti ad andare a un terzo della sua velocità. E per il 2026 la Commissione europea prevede ancora appena +0,5%, mentre l’Istat è leggermente più ottimista con +0,7%. Altro che locomotiva: siamo ancora nel territorio della stagnazione amministrata. (Economy and Finance)

Poi c’è il grande risultato rivendicato dal Governo: l’occupazione. Ed è vero: nel 2025 occupati e ore lavorate sono aumentati dell’1,1%. Ma arriva il particolare che rovina la festa: l’Italia, con un tasso di occupazione del 67,6%, resta ULTIMA nell’Unione europea. Più occupati, dunque, ma partendo dal fondo della classifica (Economy and Finance). E soprattutto produciamo sempre meno per ogni ora lavorata. Nel 2025 la produttività oraria italiana è diminuita dello 0,6%: nell’intera UE soltanto Italia e Malta hanno chiuso l’anno in negativo. Questo è probabilmente il dato più brutale di tutti: aumentano le persone al lavoro, ma non aumenta abbastanza ciò che il Paese produce (European Commission).

E gli stipendi? Anche qui basta togliere la propaganda. Nel 2025 i salari reali hanno recuperato qualcosa, ma risultavano ancora quasi il 3% sotto i livelli del 2019. Quindi si può celebrare l’occupazione quanto si vuole: se lavori e il tuo potere d’acquisto non recupera ciò che ha perso, il “successo” assume un sapore parecchio diverso. (Economy and Finance). Poi arriviamo alle tasse. Nel 2025 la pressione fiscale è salita dal 42,4% al 43,1% del PIL. Non è una stima dell’opposizione, non è un titolo di giornale: è l’Istat. Il governo che prometteva meno tasse governa un Paese nel quale il peso complessivo di imposte e contributi è aumentato (Istat).

Sui conti pubblici qualcosa è effettivamente migliorato: il deficit è sceso dal 3,4% al 3,1% del PIL e il saldo primario è tornato positivo. Ma attenzione al gioco di prestigio: mentre migliora il deficit, il debito pubblico continua a salire. Era al 137,1% del PIL nel 2025 e la Commissione lo vede al 138,5% nel 2026 e al 139,2% nel 2027, anche per gli effetti di cassa ritardati dei bonus edilizi e per il peso degli interessi (Economy and Finance). E mentre si celebrano spread e rating, la stessa Commissione europea continua a indicare problemi strutturali che sembrano scolpiti nella pietra: produttività debole, energia cara, scarsi investimenti nell’innovazione, burocrazia, giustizia lenta, bassa partecipazione al lavoro di giovani e donne. Non esattamente il ritratto di un Paese trasformato (Economy and Finance).

Il punto, allora, non è sostenere che “va tutto male”. Sarebbe falso. Occupazione e deficit sono migliorati.Il punto è molto più imbarazzante: i risultati migliori riguardano la stabilizzazione; quelli peggiori riguardano la capacità del Paese di diventare più ricco, più produttivo e di pagare meglio chi lavora.Insomma, più che un miracolo economico sembra un’Italia che lavora di più per crescere pochissimo, paga più tasse e continua ad accumulare debito.E quando un governo deve chiamare tutto questo “grande risultato”, forse il problema non sono i dati.È il racconto.

Fonti: Istat, Eurostat, Commissione europea – Country Report Italy 2026

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