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IL SUICIDIO PERFETTO DELL’OCCIDENTE?

Lavinia Marchetti

Da quando i caccia israeliani hanno colpito simultaneamente Teheran e Beirut, dopo la distruzione totale di Gaza è svanito il concetto stesso di “spazio sicuro”. Attaccando su più fronti, Israele ha sancito la fine della deterrenza classica. Le retrovie sembrano non esistere più. Siamo davanti ad un teatro operativo globale e ininterrotto dove la gente muore, o si ritrova senza casa, senza cibo e acqua. E quasi per una beffarda simmetria storica, le sirene che portano droni e missili tornano a strappare la notte di Tel Aviv, a dimostrazione che chi decide di poter colpire ovunque finisce, inevitabilmente, per dover temere attacchi da ogni direzione.

Ma il vero salto di paradigma non si sta consumando nel Levante classico. Il conflitto inatteso si è spostato nel cuore del Golfo con le esplosioni, anche questa notte del 17 marzo, a Doha e Dubai e ci insegnano che il capitale non immunizza più dalla guerra. Fino a ieri credevamo che le cattedrali di cristallo della finanza globale, queste utopie iper-moderne sorte sulla sabbia, veri e propri non-luoghi, fossero intoccabili, aree VIP esentate dal sangue e riservate al transito delle merci. L’attacco dimostra invece che la guerra si è fatta liquida e non riconosce più i santuari del denaro.Nel frattempo, un drone precipita a pochi metri dall’ambasciata americana a Baghdad. Quasi un sussurro all’orecchio dell’Impero per dirgli “possiamo attaccarvi dove e quando vogliamo”.E l’Impero, infatti, forse per la prima volta da decenni, sta traballando.

La solitudine di Donald Trump in queste ore è il ritratto di un’egemonia al tramonto. Il sovrano isolato si muove con pura ferocia tattica e zero strategia. Se da una parte cerca di sbranare i deboli, azzannando i fianchi di un’Unione Europea già terrorizzata dall’idea di rimanere senza energia, nel tentativo di spaccare il fronte e governare sulle divisioni di Bruxelles; dall’altra, si prostra davanti ai forti. Invocare l’aiuto della Cina per spegnere l’incendio in Medio Oriente è un’ammissione di impotenza senza precedenti. Se volessimo interpretare in modo fantasioso, sembrerebbe quasi che un’America chiede aiuto al Partito Comunista Cinese mentre l’ordine globale vacilla.

Se usciamo un attimo dalla cronaca e guardiamo alla traiettoria di questo declino, ai miei occhi si delineano due scenari probabili:

LA PAX SINICA PER INTERPOSTA PERSONA. Pechino non manderà truppe, non le serve. Manderà linee di credito e garanzie. Interverrà come paciere supremo di certo non per salvare l’Occidente, semmai per incassare il monopolio energetico della regione, degradando di fatto gli Stati Uniti da “sceriffo del mondo” a semplice impero stanco.

LA FRAMMENTAZIONE EUROPEA. Probabilmente questa crisi non compatterà l’Europa, la frantumerà. Potremmo assistere a una balcanizzazione degli interessi dove gli Stati membri del Nord cercheranno riparo sotto l’ombrello sempre più bucato della NATO, mentre quelli del Sud e dell’Est, strangolati dalla crisi di Hormuz, inizieranno a trattare sottobanco con russi, cinesi e monarchie del Golfo pur di sopravvivere all’inverno. L’idea di una politica estera comunitaria molto probabilmente franerà.Nel frattempo i libanesi, i palestinesi, i civili iraniani, ovvero generazioni tenute in ostaggio dalla propria stessa resistenza per provare a contrastare un brutale e devastante colonialismo, stanno finendo sempre di più nell’inevitabile casella statistica del “danno collaterale” dalle pseudodemocrazie armate. Sono le moltitudini senza voce, il combustibile umano bruciato per tenere in vita le illusioni di potenza di leader stanchi e aggrappati al potere per non finire in galera.E in questo abisso si compie il paradosso tragico di Israele, forse la più grande miopia strategica del nostro secolo.La sua è l’illusione fatale della sicurezza assoluta. Colpendo ovunque e preventivamente, Israele crede di estirpare la minaccia, ma la sicurezza assoluta in un ecosistema così interconnesso coincide semplicemente con la guerra perpetua. Israele potrebbe vincere ogni singola battaglia tattica, dimostrando una supremazia tecnologica incontrastabile, ma così facendo sta perdendo l’unica scommessa che per il suo popolo, forse, in principio, contava davvero: quella della propria normalizzazione.Il suo destino, se riuscirà a resistere all’impatto iraniano, sarà quello di trasformarsi in un’iper-Sparta contemporanea. Una nazione-guarnigione, invincibile ma condannata a dormire per l’eternità con un occhio aperto e il dito sul grilletto; chiusa in un’armatura militare così pesante e spessa da finire per soffocare chi la indossa. Sarà difficile pensare ad un futuro in una terra dove per sentirti al sicuro devi assicurarti che tutti i tuoi vicini siano in fiamme…

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