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Konecta, anche il call center di Lecce a rischio dal 2028. Iniziativa di Italia domani

Massimo Barbano

Il caso di Konecta con possibili esuberi anche nello stabilimento di Lecce che occupa circa 850 addetti, fa scattare l’emergenza nel settore dei lavoratori dei call center e pone sul tavolo il problema della formazione e della riconversione per salvaguardare i posti di lavoro.

Attualmente, con un accordo nazionale stilato nei giorni scorsi, i posti di lavoro di Konecta sono stati garantiti fino al 31 dicembre 2027 attraverso il ricorso al contratto di solidarietà e quindi la diminuzione delle ore lavorative e della retribuzione, ma questa non può essere una risposta alla crisi e alle trasformazioni che stanno investendo il comparto della telefonia e dei call center, che, grazie anche all’intelligenza artificiale, ha subito una contrazione del 66% di attivazioni negli anni che vanno dal 2015 al 2024.

In tal senso parte una iniziativa del coordinamento provinciale di Lecce di Italia domani che ha inviato una lettera all’assessore allo Sviluppo economico della Regione Puglia Eugenio Di Sciascio e al presidente della Provincia Fabio Tarantino con la quale si propone di avviare sul territorio leccese un progetto pilota di riqualificazione professionale rivolto ai lavoratori interessati dalla crisi . La proposta, esplicitata dal coordinatore provinciale di Italia domani Leonida Maggio nella lettera, è quella di “una iniziativa istituzionale orientata, non solo alla diffusione delle competenze nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale, ma anche alla loro applicazione nella ricerca di nuove e concrete opportunità occupazionali. Per tale scopo – prosegue Maggio – auspichiamo che venga valutata una collaborazione fra Regione Puglia e Provincia di Lecce, con il coinvolgimento del Politecnico di Bari e dell’Università del Salento, oltre alle altre istituzioni e rappresentanze interessate. L’obiettivo dovrebbe essere quello di utilizzare il progresso tecnologico come occasione per accrescere le capacità professionali delle persone e favorire nuove attività utili alla collettività, evitando che i benefici dell’innovazione si traducano esclusivamente in una riduzione delle opportunità di lavoro e di reddito per i lavoratori, con evidenti e gravi conseguenze per le loro famiglie”. Quindi la richiesta di un tavolo congiunto per illustrare la proposta e valutare le condizioni per promuovere una prima iniziativa territoriale.

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