Lorenzo Tosa
Chiunque abbia conosciuto Donato Metallo non può che conoscere lei, Alessandra Caiulo, la donna che con Donato ha costruito per anni spazi privati e mondi pubblici, attivismo e politica come due modi stessi di abitare il mondo e definirlo. E infine, a coronamento di tutto questo, è arrivato pure un figlio, Pietro, che oggi ha 2 anni. Aveva 10 mesi il 22 aprile dell’anno scorso, quando suo papà Donato se n’è andato per un tumore al pancreas, a 44 anni, dopo una vita intera dedicata al bene comune, prima come sindaco della sua città, Racale (nel Salento), e poi in Consiglio regionale in Puglia.
Non si contano neanche le battaglie di Donato per l’ambiente, per la rigenerazione degli spazi urbani, e poi i diritti civili, la legge contro l’Omotransfobia, avanguardia pura in regione, la norma sulle parrucche per le donne malate di cancro, e quella testarda convinzione che questo Paese non lo cambieremo mai senza lavorare sull’intelligenza emotiva, sull’educazione affettiva dei nostri figli, su concetti come rispetto, consenso, empatia, gestione delle emozioni. Dev’essere per questo che Alessandra ha pensato a lui, al suo Donato, quando dieci giorni fa il governo più retrogrado della storia repubblicana ha vietato l’educazione sessuo-affettiva in asili ed elementari e l’ha limitata in medie e superiori, vincolandola a un assurdo consenso dei genitori. Gli stessi genitori che non lo daranno mai ai figli che più di tutti ne avrebbero bisogno.Allora Alessandra ha pensato a Donato, ha deciso che avrebbe combattuto questa battaglia per lui, con lui, in suo nome. E che non bastava questa volta scendere in piazza, ci voleva qualcosa di più: una raccolta firme. Una chiamata collettiva.È partita così dalla Puglia “L’Italia che ama Educa”, la mobilitazione nazionale per fermare la legge Valditara e salvare l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole italiane.
Insieme ad Alessandra, in prima linea ci sono le ragazze della Casa delle Donne, Cgil Lecce, Udu Lecce – Unione degli Universitari. E c’è Donato, ancora una volta. “Ci sono battaglie che scegli. E poi ci sono battaglie che, in qualche modo, scelgono te. Questa è una di quelle” ha raccontato Alessandra. “Per me questa non è una battaglia astratta. Chi mi conosce sa bene che le ragioni sono tutte nel cuore. Poco più di un anno fa ero seduta al tavolo con Donato mentre ascoltavamo l’intervento di Gino Cecchettin. Per lui era chiarissimo quello che doveva fare: la “Scuola d’Amore” doveva diventare legge della Puglia. Ricordo perfettamente quel momento perché in lui riaccese una luce bellissima, la sua. Quella sera un padre straziato stava dicendo una cosa semplice e rivoluzionaria: se vogliamo cambiare davvero le cose dobbiamo educare, dobbiamo arrivare prima, dobbiamo insegnare ai bambini e alle bambine, ai ragazzi e alle ragazze, che il rispetto viene prima del possesso, che la libertà dell’altro è sacra, che l’amore non può mai essere controllo o violenza”.
Io in queste parole ci ho visto tutta Alessandra e ci ho rivisto Donato, la missione di una vita che sopravvive oltre la morte attraverso la persona che più di tutti lo ha amato.Ora è troppo piccolo, ma un giorno questa battaglia, comunque andrà a finire, sarà per Pietro, una sorta di eredità politica, culturale e, in qualche modo, spirituale, al ragazzo e all’adulto che sarà.Mi sembrava giusto raccontarla, questa storia, perché mi riguarda e riguarda anche mio figlio, e perché riguarda tutti noi, specie chi ancora non l’ha capito.
Grazie Alessandra, e ciao Donato.
