Alfredo Facchini
L’italiano allevato da questa destraccia è talmente saturo di propaganda da esultare davanti alla morte di un uomo soltanto perché marocchino, benché vivesse regolarmente in Italia. Basta leggere certi commenti sull’uccisione di Abderrahim Fakir, a Bologna, per trovarvi perfino una forma di godimento. È il risultato osceno di anni passati ad alimentare la paura, a inventare nemici, a ripetere slogan fino a trasformarli in riflessi automatici.
Il razzismo giustizialista è uno dei pilastri più tossici della cultura politica italiana. Non chiede processi, chiede punizioni. Non distingue gli individui, li riduce a categorie. Se sei straniero, sei sospetto. Se sei nordafricano, sei già colpevole agli occhi di chi ha smesso di vedere persone e vede soltanto minacce.È questo il volto del suprematismo: non soltanto quello delle organizzazioni super fasciste, ma quello che si traveste da “buonsenso” e da “difesa dei cittadini”.
La propaganda addestra a selezionare chi merita empatia e chi no. E quando una società arriva a festeggiare la morte di qualcuno perché nato dall’altra parte del Mediterraneo, il problema non è più soltanto politico: è morale.Ogni forma di suprematismo nasce da un presupposto antico: l’idea che esistano vite che valgono più di altre. Il razzismo giustizialista si alimenta proprio di questa convinzione. Non guarda alle azioni dell’individuo, ma alla sua appartenenza. Se appartieni al gruppo “giusto” o “sbagliato “. È il prodotto di un linguaggio politico che, per anni, ha associato intere comunità a pericolo, degrado e criminalità. Il razzismo giustizialista prospera su questa semplificazione. L’individuo scompare; resta l’etichetta. Marocchino, migrante, straniero. A quel punto la persona non viene più giudicata per ciò che fa, ma per ciò che rappresenta nell’immaginario collettivo costruito dalla propaganda.
Così Salvini, Meloni e, più di recente, Vannacci hanno costruito le loro carriere politiche raschiando le viscere degli italiani più suggestionabili. Hanno alimentato paure, offerto nemici, ridotto persone in etichette. Hanno devastato la parte più vulnerabile del paese. L’hanno corrotta nell’anima. Un’azione eticamente criminale.
Dove ci porterà tutto questo? Il conto non arriva subito. Nessuna società precipita all’improvviso. Il punto più basso lo toccheremo non quando avremo perduto l’umanità, ma quando avremo smesso di sentirne la mancanza. Da quel momento tutto diventerà possibile, perché nulla sembrerà più inaccettabile.
