Manuel M Buccarella
Ha destato scalpore negli scorsi giorni la notizia della morte della giornalista ucraina Viktoriia Roshchyna, catturata nell’estate del 2023 nei pressi della centrale nucleare di Zaporizhzhia, nel sud dell’Ucraina. Per mesi, nessuno sapeva che fine avesse fatto la reporter che collaborava con Ukrainska Pravda, fino a quando, nell’aprile 2024, le autorità russe hanno ammesso ufficialmente di detenerla.A ottobre dello stesso anno, la famiglia della giornalista ha ricevuto una comunicazione dalle autorità russe che ne annunciava la morte, senza fornire alcuna informazione sulle circostanze del decesso.
Il corpo della donna è stato riconsegnato nel mese di febbraio privo di alcuni organi interni, in particolare del cervello, degli occhi e di parte della trachea. I segni presenti sul corpo indicano “un’alta probabilità che Roshchyna sia stata sottoposta a torture”. Sul corpo della donna sono stati riscontrati infatti numerosi lividi, abrasioni, una costola rotta e segni compatibili con l’uso di scosse elettriche. Gli investigatori hanno anche rilevato un livido sul collo e una sospetta frattura dell’osso ioide, un indizio spesso associato a casi di strangolamento.Il corpo presentava anche tracce di un’autopsia eseguita in Russia prima della restituzione all’Ucraina.
L’abbreviazione “СПАС” (Spas), trovata tra la documentazione russa, indica una generica “insufficienza totale delle arterie del cuore”, una dicitura che secondo gli investigatori ucraini potrebbe essere stata usata per attribuire una causa artificiale e non verificabile alla morte della giornalista. La giornalista, prima di essere catturata dai russi, stava conducendo delle inchieste sulle tante prigioni segrete in Donbass ove i servizi segreti russi detenevano migliaia di ucraini accusati di collaborazionismi, oltre a semplici “resistenti” o soldati.
Questa storia lascia riflettere anche, purtroppo, per i particolari macabri. Conferma come al potere taluni giornalisti risultino alquanto scomodi e come tale scomodità possa essere pagata anche con la vita. Sappiamo quanto Putin non ami determinati giornalisti d’inchiesta, a partire dalla povera Politovskaja.Ma non vanno dimenticati i ben 216 giornalisti che hanno perso la vita nella Striscia di Gaza, diventati veri e propri “target” per l’IDF. Notissima la storia di Julian Assange, leader di WikiLeaks, accompagnata fortunatamente da lieto fine, diventato bersaglio del governo degli Stati Uniti d’America (e del potere giudiziario) per le sue efficaci e veritiere inchieste giornalistiche sui crimini di guerra americani in Iraq, e non solo.
Il giornalista italiano Andrea Rocchelli e la lista di proscrizione ucraina Myrovoretz
Dunque il caso Roschyna non è un caso isolato. Non per essere filorussi o anti ucraini, ma neppure le autorità di Kiev brillano per democrazia e rispetto nei confronti dei giornalisti. Emblematico il caso di un giornalista italiano, Andrea Rocchelli, ucciso il 24 maggio 2014, sotto il tiro di armi da fuoco leggere, poi di mortaio, nei pressi di Sloviansk, Oblast’ di Donec’k.
La magistratura italiana ha riconosciuto la responsabilità dell’esercito ucraino senza arrivare a condanna. I buoni rapporti dell’Italia con l’Ucraina filoeuropeista hanno contribuito a inquinare indagini e dibattito-LifeGate. Le autorità ucraine hanno fatto muro per anni, sia durante che dopo il processo a Vitaly Markiv, il nazionalista ucraino accusato, in concorso, di aver assassinato Rocchelli, e poi scagionato per un vizio di forma.
Il regime di Kiev si è preso gioco della famiglia Rocchelli e ha fatto di tutto per proteggere i suoi militari. In Italia ha persino inviato un viceministro a promuovere, con il supporto dei Radicali di Emma Bonino, un documentario fasullo per scagionare il nazionalista ucraino.
Che l’Ucraina non sia, nei confronti dei dissidenti o presunti tali, molto diversa dalla Russia di Putin, lo dimostra l’esistenza di una lista di proscrizione ufficiale del governo ucraino, “Myrovoretz”, nella quale era inserito anche il nome di Andrea Rocchelli. Nella lista vengono resi pubblici i nomi, i cognomi, gli indirizzi, i numeri telefonici, di giornalisti ed altre persone sgradite al governo di Kiev. Costoro vengono definiti, tra le altre cose, “criminali”.
Andrea Rocchelli è bollato nella lista come “liquidato”, questo ovviamente dopo la sua uccisione. Nella scheda di Rocchelli è riportata una nota in cui si afferma che il fotoreporter aveva violato il confine di stato dell’Ucraina per penetrare nel territorio occupato da “bande terroristiche russe” e che stava “cooperando con organizzazioni terroristiche filo-russe”.
