All’alba del 18 giugno 1982 Londra si svegliò con un mistero destinato a rimanere irrisolto per decenni. Sotto il ponte dei Frati Neri (Blackfriars Bridge) sul Tamigi pendeva il corpo di Roberto Calvi, 62 anni, presidente del Banco Ambrosiano e soprannominato il “banchiere di Dio” per i suoi stretti rapporti con il Vaticano.
La scena era inquietante: Calvi era appeso a una corda legata alle impalcature del ponte, con le tasche piene di mattoni e pietre per un peso di 5 chili, e addosso 15.000 dollari in banconote. Un suicidio, secondo le prime conclusioni della polizia britannica. Ma troppi elementi non tornavano.
L’uomo e l’impero
Roberto Calvi era stato l’artefice di uno degli imperi finanziari più spregiudicati d’Europa. Attraverso una complessa rete di società offshore, aveva creato un sistema di “scatole cinesi” che gli permetteva di aggirare i controlli e muovere miliardi di lire senza lasciare tracce.
Il suo soprannome derivava dai rapporti privilegiati con lo IOR (la banca vaticana) e monsignor Paul Marcinkus. Ma Calvi aveva anche legami pericolosi: era membro della loggia massonica P2 di Licio Gelli e aveva rapporti con la criminalità organizzata per il riciclaggio di denaro sporco.
Nel 1982 il suo impero crollò. Il Banco Ambrosiano presentava un buco di oltre 1.300 miliardi di lire, e Calvi era ricercato dalla magistratura italiana per violazione delle norme valutarie.
La fuga e l’ultimo viaggio
Il 10 giugno 1982 Calvi fuggì dall’Italia con un passaporto falso. Attraversò Austria e Svizzera prima di arrivare a Londra il 15 giugno, accompagnato dal suo bodyguard e dall’imprenditore sardo Flavio Carboni. Negli ultimi giorni tentò disperatamente di trovare fondi per salvare la sua banca, ma ogni sforzo fu vano.
La sera del 17 giugno cenò al suo hotel, poi scomparve. Il mattino dopo il suo corpo venne trovato sotto il ponte.
Suicidio o omicidio?
Le autorità britanniche inizialmente parlarono di suicidio, ma i dubbi erano numerosi:
- Calvi, 62enne e non atletico, difficilmente avrebbe potuto scalare le impalcature del ponte con 5 chili di peso addosso
- Non furono trovate sue impronte sulle impalcature
- Il corpo non presentava tracce di ruggine o sporco compatibili con la scalata
- La simbologia del luogo (ponte dei Frati Neri, mattoni) richiamava rituali massonici di punizione per i traditori
Nel 2002, dopo vent’anni e nuove analisi forensi, un coroner britannico stabilì che Calvi era stato assassinato.
Chi lo ha ucciso?
Le indagini identificarono diversi possibili mandanti:
La mafia siciliana: Calvi aveva perso denaro sporco di Cosa Nostra e non poteva più restituirlo. Il boss Pippo Calò, soprannominato il “cassiere di Cosa Nostra”, fu tra i principali sospettati.
La P2: La loggia massonica poteva aver interesse a far tacere Calvi per evitare che rivelasse i segreti dell’organizzazione.
Ambienti vaticani: Settori corrotti della Chiesa volevano evitare che lo scandalo coinvolgesse ulteriormente il Vaticano.
Creditori internazionali: Organizzazioni criminali di vari paesi pretendevano la restituzione di enormi somme.
Il processo e l’epilogo
Nel 2005 cinque persone finirono a processo per l’omicidio Calvi, tra cui il boss mafioso Pippo Calò e l’imprenditore Flavio Carboni. Nel 2007 tutti furono assolti per insufficienza di prove.
La sentenza stabilì che Calvi era stato certamente assassinato, ma non fu possibile identificare con certezza i responsabili.
Un mistero senza fine
A oltre quarant’anni dalla morte, il caso Calvi rimane irrisolto. La sua figura ha incarnato le zone d’ombra di un’Italia in cui potere economico, religioso e criminale si intrecciavano pericolosamente.
Il “banchiere di Dio” portò con sé nella tomba i segreti di un sistema che per troppo tempo permise la commistione tra affari leciti e illeciti. La sua morte sotto il ponte dei Frati Neri resta il simbolo di un’epoca buia, quando il prezzo del silenzio poteva essere la vita stessa.
