Crocifisso Aloisi
Premetto di aver conseguito la laurea in Informatica nei lontani anni 90. Fatto questo preambolo, che dovrebbe quanto meno tenere lontano da questo mio pensiero una determinata fascia di analfabeti funzionali, sono assolutamente d’accordo con quanto riportato in questa vignetta.
La tecnologia è utile se è funzionale al miglioramento della qualità della vita delle persone e non invece a renderle schiave della tecnologia.
Altrimenti diventa un pericolosissimo strumento nelle mani di un manipolo di criminali che hanno gioco facile perché sorretti ideologicamente da una platea di pericolosi analfabeti funzionali. Perché, signori, questo non è progresso ma regresso. È regresso perché questo modello tecnologico rischia di reintrodurre una nuova forma di schiavitù culturale.
Un pubblico ammistratore che vuole veramente tutelare il pubblico interesse non può, e ribadisco non può essere d’accordo con questa folle diffusione della tecnologia a tutti i livelli: familiare, scolastico, uffici, pubblici uffici ecc.ecc., ma deve preoccuparsi di questa deriva che rischia di polverizzare antichi legami sociali .
Sapete a cosa mi riferisco in questo caso con l’ espressione pubblico interesse ?? Semplice, è pubblico interesse non abbandonare al proprio destino i deboli, coloro che rifiutano per qualsiasi motivo questa impostazione della propria vita nei rapporti con la pubblica amministrazione o altri uffici, pubblici o privati. La razionalizzazione della spesa pubblica non è un valido motivo per giustificare questa rivoluzione tecnologica. Per razionalizzare gli sprechi pubblici ci sono tanti ma tanti altri modi, ad iniziare dal taglio dalle spese inutili funzionali soltanto ad accrescere il proprio consenso tra la gente o a creare tanto benessere alla propria struttura politica.
