Site icon NonSoloMusicaMagazine

L’Ufficio Parlamentare di Bilancio smaschera il governo: i maggiori fondi destinati al riarmo comporteranno tagli alla spesa pubblica o nuove tasse.

L’Ufficio parlamentare di bilancio (UPB) ha avvertito che le spese programmate dal governo per la difesa e il riarmo militare comporteranno inevitabili tagli alla spesa pubblica o aumenti delle tasse sul lungo periodo.

Il monito è arrivato proprio in questi giorni durante l’audizione della presidente dell’UPB, Lilia Cavallari, in merito al Documento programmatico di finanza pubblica recentemente licenziato dal governo Meloni.

Secondo L’Ufficio Parlamentare di Bilancio il meccanismo della flessibilità concesso all’Italia dalla Commissione Ue, ovvero Il beneficio di un margine di indebitamento aggiuntivo accordato a livello europeo per coprire i costi della difesa e della transizione energetica comporterà un rischio deficit dal 2029: l’UPB ha segnalato che, sebbene le spese correnti trovino copertura temporanea nel breve termine anche grazie ai prestiti europei, nel momento in cui tali spese diventeranno permanenti (come le proiezioni al 2029 indicano), l’Italia dovrà necessariamente compensarle. In assenza di riforme strutturali, l’aumento stabile del budget militare genererà più deficit e debito, obbligando lo Stato a una stretta fiscale (maggiori tasse) o a una riduzione del welfare (risorse sottratte ad altri capitoli della spesa pubblica, come sanità o istruzione).

La replica del Governo

La premier Giorgia Meloni ha respinto le tesi secondo cui i costi della difesa penalizzerebbero i servizi essenziali, dichiarando in Senato che “non sono soldi tolti alla sanità o alla scuola” e che la maggiore flessibilità ottenuta sui parametri UE è vincolata e non avrebbe potuto essere impiegata per finalità diverse.

Exit mobile version