Luciano Graziuso
Finalmente, dopo oltre dieci giorni dal loro inizio, qualche tg delle reti nazionali ha cominciato timidamente a parlare delle proteste, pacifiche ma determinate, messe in atto da tantissimi autotrasportatori e agricoltori che, con grande dignità e coraggio – anche a costo di peggiorare ulteriormente la propria già nera situazione economica – hanno bloccato le strade di mezza Italia per far capire al governo che non ce la fanno più ad andare avanti. Ciò ha causato dei gravi disservizi a molti loro connazionali, in particolare a causa della scarsità di carburante e di cibo in svariati supermercati del Centro-sud ma, nonostante tutto, basta fare un giro su Youtube o sui vari social per rendersi conto del fatto che la stragrande maggioranza degli italiani ha compreso in toto le loro ragioni ed anzi li incita a “non mollare” ed addirittura ad “andare a Roma”. Al loro fianco, in questi ultimi giorni, si sono uniti molti studenti e docenti, universitari e liceali, e nel mentre anche gli operai dell’ILVA di Cornigliano hanno occupato il porto di Genova.
Proprio quando queste legittime e pacifiche proteste stavano cominciando ad ottenere un po’ di spazio mediatico, però, i disordini e i danni causati a Milano da una sparuta minoranza di giovanissimi hanno offerto subito al governo ed al mainstream il pretesto non solo per oscurare nuovamente il malcontento sociale, ma soprattutto per fare di tutta l’erba un fascio e demonizzare tutti i manifestanti in un colpo solo. Quale miglior occasione per mettere in atto il solito “modus operandi”?!
IL MESSAGGIO IMPLICITO MANDATO DAI MEDIA E LO SCOPO DEL GOVERNO: UN CIRCOLO VIZIOSO
Uno degli autotrasportatori ha rilasciato su un canale youtube una preoccupante dichiarazione a proposito di ciò: “Ci avevano promesso una diretta su Rete 4, ma poi a Milano è successo il finimondo ed è saltato tutto… Praticamente il messaggio indiretto che ci hanno dato è “dovete fare così anche voi se volete che vi diamo visibilità”. Anche una studentessa milanese ha pronunciato delle parole tanto inquietanti quanto significative: “Io ed i miei compagni condanniamo la violenza messa in atto da alcuni nostri concittadini. Siamo pacifisti, ma ci stiamo rendendo sempre più conto che il nostro modo di protestare non serve a nulla, non siamo minimamente ascoltati”. Quello che viene fuori da queste dichiarazioni è un quadro allarmante e rappresenta uno schema ben collaudato: il mainstream fa di tutto per ignorare ogni protesta pacifica, giusta o sbagliata che sia; così facendo, contribuisce a far montare la rabbia dei manifestanti – che si sentono sempre più isolati e inascoltati – aspettando (se non addirittura sperando…) che qualcuno di essi perda la pazienza e commetta qualche atto violento. Appena ciò succede, il suo scopo è raggiunto: il silenzio precedente diventa un boato, parte inesorabile la macchina del fango che travolge un intero movimento a causa di una sparuta minoranza, con lo scopo di delegittimare in toto il dissenso e di manipolare l’opinione pubblica indirizzandola decisamente contro tutti coloro che protestano.
E chi trae beneficio da tutto ciò? Il governo, naturalmente! Grazie al “lavoro” svolto dalla quasi totalità del sistema informativo, di fatto sempre più asservito alla premier, ha gioco facile ad attuare la sua subdola strategia: criminalizzare i manifestanti – senza parlare dei motivi della protesta e delle scellerate politiche che l’hanno causata – , attuare misure sempre più repressive e liberticide con la scusa di dover garantire la sicurezza e, dulcis in fundo, scaricare le proprie colpe sugli avversari politici per infangarli: anche in questo caso, infatti, vari politici di destra hanno scaricato le responsabilità dei disordini di Milano sulle opposizioni, quando il sindaco Sala ha fin da subito denunciato l’inspiegabile esiguità delle forze dell’ordine schierate a difesa di piazza Duomo e della metropoli (anche il secondo giorno degli “scontri”) e il sostanziale fallimento di questo esecutivo in materia di “sicurezza”, proprio il suo “cavallo di battaglia”.
In sintesi, la protesta pacifica non viene presa in considerazione, è come non ci fosse stata; ciò causa rabbia e frustrazione in chi ha manifestato spesso un grave disagio e si vede completamente ignorato. Per tale motivo può accadere allora che l’insoddisfazione esploda in forme violente e in questo caso parte la condanna unanime di tutto il movimento di protesta: così si “chiude” il circolo vizioso.
LA VIOLENZA DI ALCUNI MANIFESTANTI E QUELLA CONTRO IL Popolo
lungi da noi giustificare disordini come quelli accaduti di recente a Milano ed altri avvenuti in precedenza. Condanniamo la violenza senza se e senza ma. E’ bene però esecrare quest’ultima in tutte le sue forme: non solo quella fisica attuata da una sparuta minoranza nel capoluogo lombardo, ma anche quella più subdola e strisciante messa in atto in questi quattro anni, dal governo e non solo, nei confronti di un popolo sempre più ridotto alla fame; soprattutto, occorre stabilire un preciso rapporto di causa ed effetto tra di esse.
1) LA VIOLENZA DI MILANO. Alcuni ragazzi per lo più minorenni, i cosiddetti “maranza”, hanno lanciato oggetti contro le forze dell’ordine e devastato alcuni negozi. Fatto che, non ci stancheremo mai di dirlo, è assolutamente biasimabile. E’ giusto, però, analizzare anche le forme di violenza che vengono “dall’alto” e che sono secondo noi all’origine non solo di questi disordini, ma soprattutto delle proteste pacifiche di studenti, docenti e tante categorie di lavoratori che stanno di fatto paralizzando sempre più l’Italia.
2) LE POLITICHE ATTUATE DAL GOVERNO IN QUESTI QUATTRO ANNI. Tagli alla Scuola, alla Sanità e in generale servizi sempre più scadenti, a fronte di un aumento delle tasse. Politiche scellerate e guerrafondaie, che hanno causato rincari vertiginosi – tra le tante cose – delle bollette, del gasolio e perfino dei beni di prima necessità, oltre a rendere il nostro Paese di fatto un bersaglio legittimo di eventuali attacchi russi o iraniani. Totale indifferenza nei confronti dei lavoratori (no al salario minimo, condizioni sempre più degradanti, “record” di morti sul lavoro…), degli studenti (che chiedevano di intervenire in particolare sugli edifici fatiscenti e sul caro affitti) e dei giovani, costantemente etichettati come “violenti”, “sfaticati” e “divanisti”. In generale, l’esecutivo ha mostrato un vero e proprio accanimento verso le classi medio-basse, ottenendo il poco prestigioso “record” di povertà assoluta (9,3%), ed issando addirittura al 22,6% il rischio di povertà e/o esclusione sociale (secondo i dati ISTAT); è bene far notare che in queste percentuali sono ricompresi anche coloro che hanno un doppio lavoro. In particolare, i cittadini si chiedono come sia stato possibile creare un deficit del 3,1% nonostante i 209 miliardi del Pnrr ereditati da Conte e, soprattutto, come mai il ministro Giorgetti pianga miseria quando si tratta di venire incontro al popolo ma abbia sempre le “tasche bucate” ogniqualvolta si tratta di inviare soldi destinati alla guerra. Di contro, il governo ha sprecato miliardi per i centri di rimpatrio in Albania e ne ha messi da parte ben 13 per il ponte sullo Stretto (tra l’altro oggetto di un’indagine per corruzione); non contento, ha addirittura agevolato coloro che proprio non ne avevano bisogno (banche, settori farmaceutico ed energetico, web, evasori, ricchi, ecc) facendo crescere ancor di più il malcontento della gente comune. Infine, non va tralasciata la cosiddetta “postura internazionale”: abbiamo agito da servi dell’Europa e soprattutto siamo stati e siamo complici, tra le altre cose, del genocidio dei Palestinesi e degli attacchi terroristici di Trump ai danni dell’Iran.(FINE PRIMA PARTE)
