Alfredo Facchini
16 giugno 1988. Andrea Pazienza muore. Trentadue anni appena. Un lampo che si spegne. Un cratere che si apre nella controcultura. Muore e nasce il mito.
Nato a San Benedetto del Tronto, 23 maggio 1956. Disegna già da bambino: lampi, visioni, mostri, santi, pugili, Dylan, Majakovskij. A Bologna arriva con mille storie da disegnare. Ha ventun anni, studia al Dams. Nel ’77 debutta su Alter Alter. Le straordinarie avventure di Pentothal esplodono come una molotov nel fumetto italiano. Andrea diventa Paz. Pentothal diventa un’icona. Il fumetto italiano cambia forma.
Pentothal è l’alter ego malinconico e geniale di Andrea. Un personaggio che pensa troppo, ama troppo, vive come se il tempo fosse già finito.
Bologna, 11 marzo 1977. Un colpo di pistola. Francesco Lorusso cade in via Mascarella. Paz è lì. Corre in redazione. Strappa la tavola finale. Una notte senza sonno. Ne viene fuori un capolavoro. Un vertice della sua arte. Pentothal con gli occhi sbarrati. La radio grida: “Compagni, resistete!”.È il fumetto che si fa Storia. Le sue tavole, letteratura disegnata, catturano gli umori della generazione del ’77. Il Movimento lo adotta. Capace di coglierne gli slanci e le cadute. La speranza e il disincanto.
Il ’77, con la sua bellezza e la sua ferocia, vive in ogni suo schizzo.Poi non si ferma più. Cannibale, Il Male, Frigidaire, Tango, Linus, Corto Maltese, Comic Art. Liberatore, Tamburini, Scozzari. Compagni di china. Un’armata. Nel 1981 nasce Zanardi. Un bullo tragico. Un’icona pop.
Andrea Pazienza. Trentadue anni. Troppo pochi per un gigante.
