Secondo le Nazioni Unite, l’uso dei droni sta rendendo il conflitto in Sudan più pericoloso. Divisi dalla lotta, ma disperatamente desiderosi di pace. Tre anni di conflitto in Sudan hanno causato una delle peggiori crisi umanitarie degli ultimi tempi. Le Nazioni Unite stimano che 14 milioni di persone siano state sfollate. Quasi metà della popolazione sudanese soffre di fame acuta. E oltre 18 milioni di persone necessitano di assistenza medica urgente per ferite e malattie.
La guerra in Sudan è iniziata il 15 aprile 2023 ed ha generato una delle più gravi crisi umanitarie al mondo. Nonostante i tentativi diplomatici, i combattimenti tra esercito (SAF) e paramilitari (RSF) continuano, aggravati dall’impunità per i crimini di guerra e da una parziale attenzione internazionale. I paramilitari sono sostenuti in particolare dagli Emirati Arabi Uniti, ma anche da alcuni governi africani, come Etiopia, Kenya e Uganda. Sono coinvolti nel genocidio dei Masalit e di altre popolazioni non arabe del Darfur occidentale. A tre anni dall’inizio, la guerra è tutt’altro che finita, con scontri attivi nel Darfur e Kordofan.
L’Unione Europea e i suoi Stati membri sostengono sforzi diplomatici e forniscono aiuti, confermandosi principali donatori. Tuttavia, le conferenze internazionali, come quella di Berlino dell’aprile 2026, faticano a ottenere un cessate il fuoco concreto.
