Luciano Graziuso
Sembrerebbe più un titolo adatto al sequel di un film – tipo “Il ritorno del re” della famosa trilogia del “Signore degli anelli” – e non ad un articolo, ma tant’è: dopo un paio di mesi di assenza, la triste telenovela è ricominciata; però, a differenza dell’ultimo kolossal tratto dal capolavoro di Tolkien, atteso da milioni di persone, l’umanità avrebbe fatto volentieri a meno dell’ennesima puntata della “vicenda droni”. Dopo una pausa di qualche mese, tutto era (ri)cominciato il 24 marzo scorso, quando una serie di droni era sconfinata in Estonia e Lettonia. Due di essi addirittura precipitarono, uno in Lettonia (schiantatosi al suolo) e l’altro in Estonia, colpendo la centrale elettrica di Auvere, fortunatamente causando solo danni limitati. Naturalmente, vari leader NATO e UE si affrettarono subito, senza nessuna prova, a dare la colpa di ciò alla Russia, guidati dalla vicepresidente della Commissione europea Kallas che auspicò addirittura un intervento diretto dell’Alleanza atlantica nel conflitto. Furono però immediatamente smentiti dai fatti: fu dimostrato, senza ombra di dubbio, che i droni erano ucraini poiché, calcolando le loro traiettorie, si poté stabilire chiaramente che essi partivano dallo stato guidato da Zelensky ed erano diretti verso la Russia e non viceversa.
A conferma di ciò, qualche giorno dopo arrivarono pure le scuse da parte dell’Ucraina, che definì quanto successo “un errore”.Il 29 ed il 30 marzo fu il “turno” della Finlandia, che segnalò “sospette violazioni commesse da veicoli a pilotaggio remoto” nei propri cieli; alla fine fu identificato un drone: era ucraino, tant’è che anche in questa occasione arrivarono le scuse di Zelensky. Il giorno successivo, di nuovo Estonia e Lettonia rilevarono la presenza di “veicoli stranieri al confine con la Russia”; dopo aver analizzato alcuni detriti caduti a Tartu, anche questa volta si concluse che i droni erano ucraini. Il primo aprile giunse anche la conferma da parte delle forze armate estoni: “I velivoli provenivano dall’Ucraina ed erano diretti in Russia”.
Dopo una breve pausa, purtroppo la “questione droni” è ripartita “col botto”, nel vero senso della parola: il 7 maggio scorso un drone ha invaso lo spazio aereo lettone, stavolta causando un grave incendio in uno stabilimento petrolifero di Rezekne. Anche in questo caso, neanche a dirlo, è stato stabilito senza ombra di dubbio che il velivolo era ucraino. Lo Stato est-europeo, spalle al muro, non ha potuto infatti negare l’evidenza, ma ha dichiarato che “Il drone era nostro, però è stato hackerato dall’intelligenza elettronica russa”.Il 18 maggio in Lituania sono stati rinvenuti esplosivi accanto ad un velivolo militare, mentre il giorno dopo è stato abbattuto un drone che volava sui cieli estoni; indovinate a chi appartenevano? Esatto, all’Ucraina, tant’è che qualche ora dopo sono pervenute le scuse di Zelensky rivolte “all’Estonia e agli altri alleati”.
Nonostante il fatto che perfino Reuters e molte altre fonti occidentali abbiano più volte confermato che tutti i droni sopra citati, ed anche molti altri, “sono indubbiamente ucraini”, la stragrande maggioranza del sistema informativo italiano si ostina, ogniqualvolta si verifica un episodio consimile, a mentire ai cittadini, attribuendo falsamente alla Russia la “paternità” dei droni caduti nei mesi precedenti, contro ogni evidenza. Ciò accade perché, sembrerebbe un fatto paradossale o impossibile a verificarsi ma purtroppo è la scandalosa realtà, nel nostro Paese i mezzi di comunicazione di massa e in particolare tutti i Tg sono completamente “controllati” dalle elites al comando e dal governo in carica, che non casualmente sta bloccando da ANNI (anni, non mesi o giorni!!!) la Commissione di Vigilanza sulla RAI per rendere cronica e non ostacolabile la completa padronanza dei notiziari, dei “dibattiti”, degli “approfondimenti” e dei farlocchi “confronti” tra forze politiche diverse.
Secondo voi, perché lo fanno, perché ci tengono tanto a evitare ogni tipo di controllo sull’informazione, addirittura bloccando illegalmente l’unica Commissione la cui Presidenza spetta all’opposizione??? E perché ci riescono, pur agendo “contra legem”?
Tornando al discorso dei droni, analizziamo la versione ucraina e quella russa per fare chiarezza:La versione ucraina: Zelensky accusa la Russia di portare avanti una “guerra elettronica”, e cioè di hackerare i droni ucraini per prenderne il controllo. La versione russa: Putin nega tutto ciò, affermando che i paesi UE e NATO danno l’autorizzazione sottobanco a Kiev per sorvolare i propri cieli con mezzi militari, o comunque fingono stupore o mettono in atto una “leggera e farlocca opposizione” quando questo avviene, con lo scopo di favorire gli attacchi sul territorio russo.Le parole di Zelensky sull’argomento ci sembrano poco credibili per una serie di motivi. Il più importante è che la teoria della “guerra elettronica” è nata solamente dopo il danno grave causato dal drone caduto in Lettonia; in precedenza, infatti, per ben due volte il leader ucraino aveva semplicemente chiesto scusa assumendosi la piena responsabilità dell’accaduto, poiché i velivoli precipitati non avevano causato gravi conseguenze. Inoltre, ci sembra inverosimile per due motivi la risposta fornita dall’Ucraina ad un giornalista che faceva notare come molti droni ucraini fossero riusciti a colpire più volte obiettivi sia civili che militari in Russia: “Ogni tanto Putin, per non destare sospetti, è stato costretto ad attaccarsi da solo”. Il primo è che semplicemente ci sembra molto difficile da credere una cosa così assurda, il secondo è che innumerevoli volte l’Ucraina stessa ha entusiasticamente dichiarato la paternità di simili “operazioni”, come nel caso del crollo del “ponte di Crimea”, avvenuto lo scorso anno, che causò numerose vittime civili.La tesi russa, al contrario, ci appare molto più credibile. E’ innegabile, infatti, che colpire un obiettivo in Russia sia molto più semplice facendo passare i propri droni dai cieli “amici” piuttosto che dal Paese guidato da Putin, dove verrebbero più facilmente intercettati. Inoltre, se fosse vero che i russi riescano ad hackerare i velivoli ucraini, sarebbe lecito chiedersi perché, invece di farli cadere al suolo, non li facciano precipitare su qualche base NATO o obiettivo militare. Infine, quanto affermato dall’Ucraina cozza tremendamente con ciò che ci è stato detto in più occasioni finora, ovvero che la Russia “è in grave difficoltà”, “combatte con le pale” e soprattutto “è estremamente arretrata tecnologicamente”.
