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Riflessioni sul sistema universitario italiano

Piergiorgio Buccarella

Nel contesto attuale, l’università ha smesso di svolgere il suo ruolo di sviluppo del pensiero critico della gioventù per svolgere un ruolo di mera subordinazione alle logiche di mercato privatistiche ed al servizio dell’UE.

Tutto ciò è iniziato con una ristrutturazione partita già dai primi anni ’90 a favore del padronato “nostrano” con le varie leggi Ruberti del 1990, che hanno costituito un passo avanti nel contesto dell’autonomia e dell’aziendalizzazione dell’università, poi evolutasi nel contesto europeo in cui i paesi della periferia sud hanno acquisito, con di fatto il collaborazionismo del padronato locale, uno status di paesi subordinati e cronicamente in uno stato comatoso di stagnazione ed utili, solamente in quanto riserva di un grosso bacino di manodopera a basso costo ed economia locale dipendente da uno sfruttamento intensivo del turismo, con annesse economie da fame e ad alto tasso di sfruttamento, e settori a basso valore aggiunto.

L’università in questo contesto ha avuto ed ha ancora oggi un ruolo fondamentale, con il lavoro intellettuale che è posto al servizio delle classi dominanti. Arrivando ad oggi, ci troviamo in un contesto di finanziamenti a pioggia ed esclusivi verso quei determinati atenei, situati soprattutto nel Nord del nostro paese, che sono ritenuti eccellenti e prestanti, ma anche in questo caso neanche questi privi di dinamiche capitalistiche ed aziendalistiche al loro interno.

Le strutture ministeriali hanno fatto la loro parte per veicolare l’ideologia europeista nel corpo accademico, promuovendo la logica della competizione nella caccia ai finanziamenti europei mentre tagliavano i fondi nazionali. Anche oggi, nel contesto di guerra in Europa e di contrapposizione tra la NATO e la Russia in Ucraina, e con il presunto maggiore sfilamento degli USA dal loro predominio sulla difesa anche nel nostro continente, le autorità europee stanno spingendo l’acceleratore su uno dei metodi classici di ripresa dell’economia, vale a dire un massiccio finanziamento nell’industria di guerra. Lo vediamo nel ReArm Europe, ove l’Italia dovrebbe contribuire secondo alcune stime con 35 miliardi di euro l’anno, mentre invece vengono approvati sempre più tagli all’istruzione pubblica con la classica scusa della mancanza dei fondi.

Le università collaborano anche con gli atenei israeliani, fornendo conoscenze e collaborazioni che spesso vengono impiegate nell’attuale genocidio in atto a Gaza o nell’applicazione dell’apartheid verso i palestinesi in Cisgiordania, come testimoniato dal carattere degli accordi previsti nel bando MAECI, che oltre a prevedere una collaborazione nei campi dell’ingegneria, lo fanno anche nello sviluppo di tecnologie che vengono usate nella fertilizzazione dei terreni rubati ai palestinesi o nei trattamenti di acqua potabile ed industriale, acqua che rappresenta anch’essa un mezzo di occupazione sionista, essendo questa privata e tagliata ai villaggi palestinesi per essere reindirizzata verso gli insediamenti coloniali nella West Bank.

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